Turchia
Agosto 2011
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TESSILE / ABBIGLIAMENTO
Ritorno alla crescita nel 2010
Il settore tessile turco (compresi i settori dei filati di cotone e sintetici, delle fibre e dei tessuti, dei tessuti per l’arredamento e i complementi d’arredo) costituisce una delle industrie più importanti del paese, che produce l’11% del PIL e dà lavoro, secondo le stime, a due milioni di persone. La Turchia è il secondo maggior fornitore di tessuti e abbigliamento dell’Unione Europea, dopo la Cina, e l’ottavo maggior esportatore di abbigliamento a livello globale. Le esportazioni tessili turche sono valutate in US$ 21 miliardi l’anno, pari al 18% delle sue esportazioni totali.
Il settore tessile turco ha dovuto affrontare diverse sfide dal 2005, quando, dopo l’entrata della Cina nell’OMC nel 2001, le quote di importazione verso l’Unione Europea furono abbandonate, lasciando libero accesso alle esportazioni dalla Cina. Di conseguenza, i produttori tessili turchi hanno dovuto far fronte alla concorrenza agguerrita dei prodotti cinesi a basso costo nei principali mercati di esportazione e nel proprio mercato interno. Anche la concorrenza di altri produttori tessili a basso costo come India, Pakistan e Bangladesh è aumentata, grazie ai minori costi di produzione in quei paesi. Per riconquistare un vantaggio competitivo, molti produttori turchi di prodotti tessile/abbigliamento hanno spostato l’attenzione su prodotti innovativi e a più elevato valore aggiunto, cercando di promuovere il marchio della Turchia nel mondo per quanto riguarda il comparto. Sfortunatamente, non tutte le aziende tessili erano in grado di adottare questa strategia, con la conseguenza che i loro problemi sono stati complicati dalla crisi economica del 2008/2009, così che circa il 20% delle aziende turche del settore ha dovuto chiudere o è fallita in quel periodo.
Tuttavia, la domanda è tornata ad aumentare dopo il 2010, soprattutto dai paesi dell’Unione Europea, ma anche dal mercato interno, con un conseguente aumento degli ordini e del fatturato. Le esportazioni sono aumentate di oltre il 15% lo scorso anno e questo andamento è stato mantenuto anche nel 2011, con un aumento del 20-30% degli ordini nei primi mesi dell’anno. L’utilizzo della capacità è aumentato fino all’80%, dopo essere sceso a meno del 60% durante la crisi. L’economia turca, in generale, ha evidenziato una forte ripresa dopo la recessione, con una crescita del PIL dell’8,9% nel 2010 e una previsione di aumento del 6% per il 2011. Si stima che questa tendenza continuerà, sotto l’impulso degli investimenti e dei consumi interni, questi ultimi aumentati del 6,6% nel 2010, grazie alla crescita dell’occupazione, al rafforzamento della lira turca e a una bassa percentuale di risparmio.
Tuttavia i problemi strutturali rimangono
Nonostante la ripresa, il settore è ancora penalizzato da problemi strutturali più profondi, come una capitalizzazione tradizionalmente bassa e i ridotti livelli di liquidità e di cassa delle società tessili turche di abbigliamento. Anche se i margini di profitto stanno migliorando, grazie alla ripresa, la pressione esercitata dall’agguerrita concorrenza nel mercato tessile globale e dall’aumento dei prezzi delle materie prime permane. Di conseguenza, le aziende in generale sopravvivono solo grazie a margini molto ridotti, cosa che le pone in una situazione finanziaria precaria. I ritardi nei pagamenti sono frequenti in questo settore e le percentuali di sofferenze e fallimenti sono elevate – al di sopra della media per l’economia turca. Poiché prevediamo che questo andamento continuerà il nostro approccio assicurativo a questo settore è molto cauto.
Tuttavia, si spera che una recente iniziativa del governo turco possa migliorare le percentuali di default e di fallimenti nel settore tessile/abbigliamento. Nel tentativo di proteggere la produzione locale, il 22 luglio il governo turco ha varato una nuova legislazione sui prezzi relativamente alle importazioni di tessuti e indumenti, e ha imposto una tassa addizionale del 20% sui tessuti e del 30% sui capi di abbigliamento. Di conseguenza, prodotti di importazione quali capispalla, completi, cardigan e t-shirt, oltre ai tessuti di cotone e di lana, saranno soggetti a dazi aggiuntivi. Si prevede un effetto positivo significativo di questa legislazione sulla competitività dei produttori nazionali di prodotti tessili e di abbigliamento, che saranno in grado di sostenere la produzione a livelli qualitativi elevati. Un’altra conseguenza di questa normativa dovrebbe essere un ritorno degli investimenti turchi, ora impegnati in paesi quali Egitto, China e altri paesi asiatici, verso il mercato interno. L’effetto a lungo termine sarà il finanziamento della modernizzazione dei processi di produzione, per consentire ai prodotti tessili turchi a più elevato valore aggiunto di competere a livello internazionale.
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