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Settembre 2011

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COSTRUZIONI

Molti problemi critici continuano a ostacolare la ripresa

 

Nel 2009, la debolezza delle attività edili è stata il fattore principale (10%) del declino del 2,4% del PIL americano. Gli investimenti residenziali fissi e i servizi per gli alloggi, in combinazione, hanno rappresentato il 15,1% del PIL nel 2010, rispetto al 18,5% del 2005. Tale andamento continua anche nel 2011. Inoltre, la spesa edilizia statale, locale e federale è ferma.
Storicamente, l'edilizia non residenziale è in ritardo rispetto al ciclo residenziale, di un periodo che va dai 9 ai 18 mesi. Questo schema è rimasto abbastanza uniforme per gli ultimi quattro anni, ma le metriche economiche che continuano a rimanere deboli stanno ora deprimendo le attività del settore in modo significativo, con la conseguenza che tutti i produttori, distributori e rivenditori di materiali edili sono penalizzati.
I problemi chiave di questo settore sono, e continueranno ad essere, l'invariata debacle delle ipoteche residenziali, i mercati del credito bloccati, i costi di materie prime ed energia, gli interessi e gli interessi sulle ipoteche, la fiducia dei consumatori, la riduzione delle spese per gli incentivi federali, la riduzione delle spese in conto capitale, la disoccupazione e la sovraccapacità.

Mentre il rallentamento dell'economia sta ostacolando la ripresa nel settore edile, la crisi persistente del mercato dell'edilizia abitativa avrà ripercussioni sull'economia americana, secondo il più recente studio sulle Prospettive Economiche, commissionato da Atradius. I precedenti segnali di ripresa nel settore immobiliare sono stati sostituiti da una rinnovata debolezza, che fa aumentare la pressione sul valore delle garanzie e sulla capacità di ottenere credito. La correzione al ribasso dei prezzi degli immobili negli Stati Uniti potrebbe riflettere in parte la scadenza del credito fiscale concesso a chi acquistava la casa nel 2010, ma gli attuali fondamentali indicano piuttosto una costante debolezza del mercato.

Nonostante tassi di interesse ai minimi storici, i consumatori americani devono ancora sopportare un notevole onere di servizio del debito, con un costante aumento dei pignoramenti. Nonostante ciò, e sebbene rimangano elevate, le percentuali di inadempimento sui prestiti mostrano un andamento al ribasso. Se fossero necessarie ulteriori cancellazioni relative a prestiti residenziali e commerciali, si svilupperà un'ulteriore pressione al ribasso sui capitali bancari e sul credito. I ridotti flussi di credito che ne deriverebbero, assieme alla debolezza del valore delle abitazioni come fonte di ricchezza economica, deprimeranno ancora di più la domanda interna.

 

Edilizia residenziale

 

Le vendite di case unifamiliari, destagionalizzate, hanno avuto un picco di 2.273.000 unità a gennaio 2006 e da allora sono scese a 549.000 unità (SAAR) a maggio 2011. I dati preliminari pubblicati per giugno 2011 indicano che le nuove costruzioni residenziali erano aumentate del 14,6% rispetto a maggio 2011, raggiungendo le 629.000 unità - un aumento inaspettato riflesso dall'aumento della domanda di appartamenti in locazione. Rispetto a giugno dello scorso anno, l'edilizia residenziale è cresciuta del 16.7%. Il morale degli addetti ai lavori è migliorato a luglio dopo un periodo di depressione di nove mesi concluso a giugno, ma senza aumento del numero di potenziali acquirenti. Nonostante l'aumento di giugno, le nuove costruzioni sono circa un terzo del picco che era stato registrato durante il boom immobiliare. In passato, il settore convenzionale dell'edilizia residenziale negli USA era sostenuto da diversi motori positivi della domanda di lungo periodo, tra cui l'andamento demografico, un mercato delle ipoteche flessibile e liquido e delle politiche fiscali favorevoli. Tuttavia, l'attuale incertezza economica, la sovraccapacità e la persistente, elevata disoccupazione negli Stati Uniti (l'Ufficio per la Gestione e il Budget ha recentemente pubblicato una previsione di un tasso medio di disoccupazione del 9,1% nel 2011, con quasi nessuna variazione per l'anno successivo) hanno creato uno scenario scoraggiante.

Le stime dicono che ci vorranno quasi nove mesi per esaurire l'attuale inventario di nuove abitazioni. Se aggiungiamo l'inventario costituito dai pignoramenti, la saturazione di proprietà invendute e abbandonate può solo peggiorare. Le banche hanno pignorato 421.212 abitazioni nei primi sei mesi del 2011, in calo rispetto alle 529.633 pignorate nello stesso periodo dello scorso anno, poiché i creditori sono più lenti ad agire nei confronti dei proprietari di abitazioni in ritardo con i pagamenti del mutuo. Le banche stanno cercando di risolvere problemi con la documentazione dei pignoramenti che sono emersi solo lo scorso autunno e che hanno creato una congestione in alcuni tribunali statali. I creditori hanno scelto di attendere ad agire nei confronti dei debitori morosi anche a causa del rallentamento delle vendite di unità abitative di quest'anno. Man mano che i ritardi nell'evasione delle pratiche si accumulano, però, si accumula anche il carico di potenziali pignoramenti - case che altrimenti sarebbero state pignorate dai creditori quest'anno. Il numero di unità abitative con capitale negativo è aumentato a 16,2 milioni nel primo trimestre del 2011, rispetto ai 13,1 milioni del primo trimestre del 2010.
I problemi maggiori si hanno in Nevada, che continua ad essere lo stato con il maggior numero di pignoramenti: una famiglia ogni 21 ha ricevuto un avviso di pignoramento nella prima metà di quest'anno. Dopo il Nevada vengono Arizona, California, Utah, Georgia, Idaho, Michigan, Florida, Colorado e Illinois. Di conseguenza, le imprese edili che servono questi mercati hanno più probabilità di trovarsi in difficoltà economiche.
La contrazione del mercato ha avuto un impatto negativo sui bilanci delle imprese edili e sui loro profitti, con numerosi fallimenti, soprattutto di piccole imprese a livello regionale. Tuttavia, si tratta di un settore caratterizzato da "boom e crolli" e la risposta delle imprese più solide è stata rapida e generalmente efficace. Hanno ridotto le scorte, offerto incentivi all'acquisto, abbassato i prezzi (i prezzi delle nuove costruzioni stanno calando ad una velocità mai vista da 15 anni a questa parte), ridotto drasticamente le spese e l'organico, applicato forti controlli sui costi e consolidato i bilanci. Mantenere una forte liquidità e scadenze di pagamento flessibili ha aiutato molti costruttori durante questo periodo, lasciandoli nella posizione ideale per una solida ripresa.
Anche se in molte città americane acquistare è ora più conveniente che affittare, il possedere una casa ha perso gran parte del suo interesse (-9% su base annua), perché meno persone ritengono che possedere una casa sia parte del Sogno Americano. Fino a quando i livelli di occupazione e di inadempimento non si saranno stabilizzati, sarà improbabile vedere una ripresa sostenuta basata sulla domanda. Non si prevede un'autentica ripresa del mercato immobiliare americano prima del 2014 o 2015 e fino ad allora il sotto-settore dell'edilizia residenziale continuerà a dover affrontare condizioni difficili.
 

Edilizia commerciale e Non Residenziale 

 

Fino al 2007 questi sotto-settori operavano in un'economia americana solida, con bilanci societari più solidi e con l'aumento delle spese in conto capitale. La spesa per i progetti commerciali, come scuole, hotel, ospedali, fabbriche, uffici, infrastrutture e trasporti era considerevole. Tuttavia, tale andamento ha cominciato a cambiare nella seconda metà del 2007. Nel frattempo, innumerevoli progetti sono stati posticipati o cancellati. Il rallentamento è attribuito a molte delle preoccupazioni già citate: contrazione dei mercati del credito, economia in recessione, prezzi di energia e materie prime oscillanti, nessun finanziamento statale o locale, dato che quasi tutti gli stati devono sottostare a crisi di bilancio, produzione industriale debole, volatilità dei consumatori e valore delle proprietà commerciali che sono in caduta libera.

Questi fattori hanno portato a un impegno societario e pubblico per il mantenimento del capitale e dell'integrità dei bilanci e dei flussi di cassa, nonostante le incerte condizioni economiche. Le aree deboli comprendono le proprietà per il commercio al dettaglio e gli spazi per uffici - con il numero di unità vuote che sta raggiungendo quasi livelli record - le costruzioni/infrastrutture statali e locali, i settori manifatturieri/industriali e gli hotel.

Il settore immobiliare commerciale ha iniziato a mostrare i primi segnali di stabilizzazione. Il numero delle unità vuote ha iniziato a livellarsi - soprattutto nel settore multifamiliare, in cui il numero è addirittura sceso. Tuttavia, il settore degli uffici ha ancora problemi, considerato l'elevato numero di unità vuote, pari al 16,6%, a causa della mancanza di acquirenti e di fondi. Per gli altri settori, i tassi di locazione e occupazione erano deboli e le percentuali di unità vuote rimangono invariate: 14,3% per le unità industriali e 13% per le unità commerciali retail.

Le percentuali di morosità per quanto riguarda i prestiti nel settore immobiliare commerciale sono scese di 70 punti base, attestandosi all'8% nel quarto trimestre del 2010. L'elevato tasso di disoccupazione è uno dei problemi principali di questo settore: una domanda di manodopera debole e il conseguente stress sulla spesa al consumo sono entrambi fattori negativi per il mercato residenziale.

 

Materiali da costruzione

 

Le prestazioni nel settore dei materiali da costruzione, ovviamente, seguono l'andamento dei mercati immobiliari commerciali e residenziali e dei mercati delle ristrutturazioni/rinnovi, di cui il settore condivide i problemi. Un'economia debole, l'aumento dei costi, una domanda scarsa e le pressioni sui prezzi stanno mettendo a rischio i destini di molte aziende manifatturiere e di molti distributori.
Abbiamo visto un declino delle percentuali di utili a due cifre nel 2008 e 2009 e la correzione costante del mercato immobiliare residenziale ha penalizzato i produttori di materiali edili che servono questo settore. Il settore, inoltre, è molto sensibile ai costi di energia, trasporto e delle materie prime. Il trasporto di merci da e per gli stabilimenti è più costoso, e ci sono inoltre costi aggiuntivi per materie prime ed energia, che devono essere trasferiti al cliente per poter mantenere i margini invariati. Tuttavia, con la domanda a livelli bassi, questo comporta il rischio di perdere i clienti. Anche se l'aumento dei costi penalizza tutti i sotto-settori, l'onere è massimo per il settore retail e quello della produzione/vendita all'ingrosso dei materiali da costruzione. La riduzione del valore degli immobili e la disoccupazione a livelli costantemente elevati hanno ostacolato la crescita nel settore delle ristrutturazioni e dei restauri. Come nel settore delle nuove unità residenziali, anche i settori dei materiali da costruzione hanno ridotto la propria struttura dei costi in parallelo con il declino degli utili, e hanno ridotto le spese in conto capitale nel tentativo di mantenere la liquidità e l'integrità fiscale. Molti fornitori del settore edile si stanno ora rivolgendo ai mercati emergenti, soprattutto in Asia, dove la domanda di materiali come il legno di conifere è aumentata del 400% su base annua nella sola Cina. La recente, modesta crescita registrata nei mercati dei restauri/ristrutturazioni residenziali dovrebbe proseguire, anche se lentamente. Tuttavia, i mercati non residenziali sono ancora in preda ad una pesante crisi, e la spesa per autostrade/infrastrutture non ha ancora sortito i suoi effetti. Prevediamo che le condizioni in questo sotto-settore si stabilizzeranno lentamente, ma rimangono delle sfide da affrontare nel 2011 e anche negli anni successivi.

 

Tardati pagamenti e fallimenti stanno ancora aumentando

In media, i pagamenti nel settore edile richiedono dai 30 ai 60 giorni, e abbiamo notato un aumento dei ritardi nell'ultimo anno; riteniamo che i tardati pagamenti continueranno ad aumentare anche nei prossimi mesi. Mentre la crescita economica continua a rallentare, i finanziamenti per i crediti marginali diminuiscono e la spesa statale crolla, possiamo ragionevolmente presumere che vi sarà un ulteriore aumento dei fallimenti nel settore edile, fallimenti che hanno già evidenziato una tendenza al rialzo negli ultimi due mesi.
Finché il settore rimarrà estremamente volatile, imporremo severe procedure di revisione della posizione dei clienti di questo mercato, da svolgersi una o due volte l'anno, e richiederemo i dati finanziari nel caso che l'esposizione superi i € 250.000. Di conseguenza, stiamo adottando una politica assicurativa estremamente cauta. Le società diversificate a livello regionale e nazionale, con una maggiore concentrazione sui mercati dei restauri e dei rinnovi rispetto a quello delle nuove unità residenziali, sono maggiormente in grado di affrontare la situazione, a patto che non esagerino con le spese in conto capitale, riducano le scorte e rimangano concentrate sul mantenimento di una struttura dei costi efficiente. Comprensibilmente, manterremo il nostro atteggiamento di cautela per quanto riguarda le coperture assicurative in questo settore anche per l'immediato futuro, considerate le prospettive poco ottimistiche.

 

CHIMICA

I tagli alle spese e la ristrutturazione hanno aiutato il settore chimico a sopravvivere alla crisi

 

L'industria chimica americana produce il 19% della produzione globale di sostanze chimiche, con un valore di US$ 689 miliardi. Il settore offre lavoro diretto ad oltre 800.000 persone nel paese. Quasi 5,5 milioni di altri posti di lavoro sono collegati alle attività di acquisto del settore chimico e alle successive attività promosse da tale spesa. Inoltre, l'industria chimica americana è responsabile del 10% delle esportazioni di merci - che ammontano a un totale annuo di US$ 145 miliardi - e dell'11% di tutti i brevetti americani. Negli Stati Uniti ci sono 170 grandi società chimiche che operano a livello internazionale, con oltre 2.800 stabilimenti fuori dagli USA e 1.700 filiali estere, o affiliate, in attività. Il settore chimico stesso consuma il 26% della propria produzione. La recessione aveva avuto gravi conseguenze sul settore, con un declino della produzione del 4% nel 2008 e nel 2009. In conseguenza dell'assenza di domanda, le società chimiche avevano accantonato i piani di crescita. Con gli stabilimenti fermi, o operanti a livelli storicamente molto bassi, queste società hanno cercato il modo per ottimizzare l'attività e aumentare la produttività. Di conseguenza, hanno elaborato ristrutturazioni, chiudendo stabilimenti e licenziando personale. Le iniziative di taglio delle spese adottate da leader di settore come The Dow Chemical Company e EI DuPont de Nemours& Co. hanno portato ad un risparmio di miliardi di dollari.
Con la ripresa economica, l'industria chimica globale ha cominciato a risollevarsi dai livelli minimi raggiunti durante la recessione. La produzione manifatturiera americana si è ripresa dopo l'inizio del 2010 ed è aumentata in molti dei mercati finali essenziali per i prodotti chimici, come quelli dei materiali da costruzione, degli autoveicoli, delle attrezzature elettriche, dell'arredamento, della carta e dei prodotti in plastica e gomma. Nel mercato nazionale, i volumi di produzione del settore chimico sono aumentati in tutte le regioni del paese nel 2010, invertendo così la tendenza del violento declino del 2008 e 2009. La crescita maggiore è stata registrata nelle regioni della Costa del Golfo e della Ohio Valley, promossa dalla domanda all'esportazione di sostanze chimiche di base e di plastica.
Secondo l'American Chemistry Council (ACC) la produzione chimica statunitense è aumentata del 2,4% su base annua nel periodo tra gennaio e luglio 2011, con un aumento della produzione in tutte le regioni (cfr. grafico successivo). Si prevede una crescita moderata della produzione in tutte le regioni anche per il 2011, con una tendenza al miglioramento che continuerà per tutto il 2012, a condizione che l'economia USA non abbia ulteriori ricadute.

Il settore dell'edilizia residenziale negli Stati Uniti è uno dei maggiori mercati al consumo per l'industria chimica, responsabile di circa il 10% della domanda. Tuttavia, il settore edilizio rimane ancora sottotono, e non si prevedono miglioramenti fino alla fine del 2012, cosa che lo rende un mercato finale debole.
La crescita nei mercati di esportazione è stata promossa da diversi fattori. Tra questi, vanno citati i costi dell'energia favorevoli (gas naturale) - grazie all'abbondanza del gas da scisti bituminosi, appena scoperto - e la domanda da parte dei mercati emergenti, dove ripresa ed espansione sono state più pronunciate. Secondo l'American Chemistry Council (ACC), le esportazioni americane cresceranno del 9,7% nel 2011, ad un ritmo superiore alla prevista crescita delle importazioni del 7,8%.
L'industria chimica è un grande consumatrice di petrolio e gas naturale, che sono ampiamente utilizzati per l'energia e come materie prime in ingresso. Man mano che i prezzi di questi prodotti aumentano, i produttori chimici vedono aumentare anche i prezzi delle materie prime. Anche se gli aumenti sono solitamente trasferiti sui consumatori, può esserci un intervallo di tempo, e quindi la compressione dei margini è normale in un contesto di prezzi in aumento. Il prezzo del petrolio è aumentato per tutto il 2010 e ad aprile 2011 i prezzi del greggio si sono attestati su una media di US$ 111 al barile, anche se da allora sono tornati sotto quota US$ 100. Le condizioni economiche globali stavano migliorando e, in generale, continuano a migliorare nei mercati emergenti, nonostante le recenti preoccupazioni a causa della crisi nell'Area Euro e i dubbi sulla ripresa sostenibile dell'economia americana. Per la seconda metà del 2011, questo potrebbe portare alla riduzione dei prezzi di petrolio e gas, ma anche, potenzialmente, alla riduzione della domanda di prodotti chimici, in seguito alla riduzione delle attività economiche.

Fusioni e acquisizioni sono aumentate nel 2011, grazie all'aumento del capitale disponibile e al miglioramento dei risultati finanziari. Tra le operazioni più importanti ricordiamo l'acquisizione di Lubrizol da parte di Berkshire Hathaway per US$ 9,7 miliardi, e l'acquisizione di Danisco da parte di DuPont per US$ 5,8 miliardi in contanti, con l'assunzione di US$ 500 milioni di debito netto Danisco. Si tratta della maggiore acquisizione di società, dopo l'acquisto della Pioneer Hi-Bred International nel 1999 per US$ 7,7 miliardi. Questa acquisizione consentirà a DuPont di espandere l'offerta in aree più specializzate, come i biocarburanti e gli enzimi alimentari.

I consolidamenti sono alquanto comuni nel settore dell'energia, poiché le società cercano di espandere l'offerta di prodotti e la propria estensione geografica. Le società chimiche considerano fusioni e acquisizioni come una possibilità di crescita nell'attuale panorama economico. Ci si concentra sull'esplorazione delle opportunità di crescita nei mercati emergenti, con forti prestazioni nelle regioni a rapida crescita dell'Asia-Pacifico e dell'America Latina, in particolare in Cina e Brasile.

Le prospettive sono sempre incerte

 

I mercati finali per i prodotti chimici hanno evidenziato una forte crescita nella prima metà del 2011, anche se le incertezze crescono nel secondo semestre. La crescita è stata evidenziata dalle dichiarazioni dei redditi per il primo trimestre del 2011 della maggior parte delle società chimiche. Combinata ai programmi di ristrutturazione e di tagli alle spese che molte società chimiche hanno adottato lo scorso anno, la crescita della produzione sta producendo redditi elevati in tutto il settore, al punto che molte società sono certe di avere risultati migliori rispetto alle previsioni per l'intero anno. Le misure di contenimento dei costi come la chiusura degli impianti, i tagli aggressivi alle spese e i miglioramenti alla produzione, dovrebbero continuare a rinforzare i margini in tutto il settore. I consistenti flussi di cassa che ne risultano potrebbero quindi essere sfruttati per promuovere le opportunità di crescita.
In media, i pagamenti nel settore chimico richiedono dai 45 ai 60 giorni, e i tardati pagamenti sono progressivamente diminuiti dal 2008, che fu un anno particolarmente negativo. Anche se prevediamo prestazioni sostanzialmente stabili, il settore chimico ha un andamento ciclico ed è strettamente legato alla salute generale e alla forza dell'economia statunitense. Di conseguenza, qualsiasi deterioramento potrebbe portare a un aumento dei ritardi nei pagamenti. I fallimenti non sono aumentati negli ultimi due mesi e, presumendo che la situazione nei settori dell'edilizia e dell'auto non peggiori, questa tendenza dovrebbe essere mantenuta. Tuttavia, se gli Stati Uniti dovessero ricadere nella recessione, o se la crisi bancaria europea dovesse peggiorare, potremmo registrare un aumento dei fallimenti nel 2012.
Esiste ancora il pericolo che uno dei punti deboli dell'economia degeneri in una crisi vera e propria. Il mantenimento dei prezzi dell'energia a livelli costantemente elevati, il collasso dell'edilizia, i problemi lungo la catena di fornitura derivanti dal Giappone, la crisi debitizia europea, i problemi del debito statunitense, nonché una generale incertezza, sono tutti fattori che ostacolano la ripresa. Di recente, le prospettive di crescita per l'economia americana sono state riviste al ribasso diverse volte. È prevista una crescita del PIL reale per il 2011 pari all'1,6%, rispetto al 3% del 2010. Per il 2012 si prevede che la crescita rimarrà anemica, con il PIL reale in aumento solo dell'1,8%.
I produttori di sostanze chimiche potrebbero dover affrontare altri ostacoli, tra cui gli imminenti cambiamenti dei regolamenti delle agenzie normative USA. L'EPA ha proposto una nuova regola generale che potrebbe imporre limiti più severi alle emissioni di inquinanti atmosferici pericolosi e altri requisiti per gli operator di caldaie e di fornaci industriali nuove ed esistenti.
Secondo i calcoli dell'EPA, l'adeguamento a queste regole costerebbe ai proprietari di caldaie $ 12,2 miliardi, con un costo annualizzato di $ 1,4 miliardi, dopo aver dedotto i risparmi - e potrebbe portare alla chiusura degli stabilimenti.
Considerate le crescenti incertezze per l’andamento dell'economia nel prossimo futuro, il nostro approccio assicurativo per il settore chimico rimane cauto. Poiché il settore è pesantemente frammentato, dobbiamo analizzare le tendenze e i mercati finali dei singoli sotto-settori. L'accesso alle informazioni finanziarie è ancora problematico, ma è essenziale, considerato il volume d’affari. Stiamo riesaminando diversi account su base trimestrale e aggiungendo altri acquirenti alla nostra "lista di osservazione".


 

 

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