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Marzo 2013

 

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BENI DUREVOLI DI CONSUMO/RETAIL NON ALIMENTARE

Non c’è tregua per i problemi del settore

Nel 2012, il PIL italiano ha registrato una contrazione del 2,2%, con un forte calo dei consumi privati (-3,9%). Il settore dei beni durevoli di consumo ha quindi risentito pesantemente della riduzione del potere d'acquisto delle famiglie. La spesa al consumo dovrebbe contrarsi ulteriormente nel corso di quest'anno (di oltre l'1,5%) a causa del calo del reddito disponibile e dell'aumento della disoccupazione. Inoltre la performance del settore dei beni durevoli di consumo è strettamente legata ad altri settori attualmente in sofferenza, come quello immobiliare.

 

Elettrodomestici: la discesa continua

Questo sotto-settore comprende elettronica di consumo e piccoli e grandi elettrodomestici. Nella prima metà del 2012 le vendite sono diminuite del 7% rispetto all'anno precedente, attestandosi a 4,98 miliardi di Euro. Nel 4° trimestre, che tradizionalmente contribuisce a circa il 50% delle vendite annuali in ragione delle festività natalizie, tutti i sotto-settori hanno registrato un calo di fatturato. Neanche le forti promozioni e offerte speciali di Natale sono riuscite a dare un impulso alle vendite e la pressione sui margini di profitto continua a mettere a rischio le imprese più piccole e deboli.
Nel 4° trimestre 2012, il fatturato dell'elettronica di consumo ha registrato un calo del 21,8% rispetto all'anno precedente. Il trend negativo ha interessato tutte le categorie di prodotti, fatta eccezione per docking stations e altoparlanti.
Grandi elettrodomestici: nella prima metà del 2012, i volumi di produzione dei piani cottura sono diminuiti del 29%, del 23% per congelatori, lavastoviglie e condizionatori d'aria, del 14% per fornelli e forni, del 12% per i frigoriferi e dell'8% per le lavatrici. Anche le vendite di cucine nuove hanno registrato un drammatico calo nel 4° trimestre, e soltanto lavatrici e asciugatrici hanno mostrato una tendenza al rialzo. Negli ultimi dieci anni, la produzione italiana di elettrodomestici ha subito un calo significativo: dai 30 milioni di unità del 2002 ai soli 14 milioni nel 2012, ovvero ai livelli del 1987 (vedere tabella sottostante).
Piccoli elettrodomestici: nel 4° trimestre 2012 il fatturato ha registrato un calo dell'1,7% rispetto all'anno precedente, attestandosi a 492 milioni di Euro. La produzione italiana di piccoli elettrodomestici, come aspirapolveri, forni a microonde e ferri da stiro, soffre per la concorrenza da parte della Cina.
Attrezzature da ufficio: nel 4° trimestre 2012 il fatturato ha registrato un calo del 2,3%, con l'unica eccezione delle cartucce da stampante.
Alla luce dell'attuale crisi economica, le previsioni per quest'anno per il settore degli elettrodomestici si confermano negative. La stretta creditizia e la bassa domanda da parte dei consumatori continueranno ad ostacolare la performance di questo sotto-settore almeno fino al 2014.

 

Arredamento: qualche opportunità nelle esportazioni

Il settore italiano dell'arredamento è molto frammentato e vede la presenza di migliaia di piccole imprese il cui fatturato medio è inferiore a 1 milione di Euro. Il mercato interno dell'arredamento ha continuato a soffrire nel 2012, a fronte di una crescita delle esportazioni soprattutto verso i paesi asiatici. Tuttavia la crescita dell'export non è riuscita a evitare un ulteriore calo della produzione (vedere tabella sottostante). Il 2013 sarà un altro anno difficile per l'industria italiana, con un calo previsto della produzione del 3% (a prezzi costanti).
Alla luce della continua contrazione della domanda interna, le prospettive di crescita del settore italiano dell'arredamento dipendono soltanto dalle esportazioni. Il settore conta circa 5.000 aziende esportatrici che rappresentano il 24% del totale. L'alta reputazione internazionale dell'arredamento "made in Italy" dovrebbe dare un impulso alla crescita nei mercati emergenti. Tuttavia, anche se molte delle imprese italiane a matrice familiare si adattano bene al mercato dell'export verso paesi come Unione Europea e Stati Uniti, si tratta di mercati che non offrono al momento grandi opportunità di crescita. Il modello di business italiano non possiede il necessario livello di internazionalizzazione e l'approccio strategico a medio termine essenziale per sfruttare le grosse opportunità offerte dai mercati emergenti.

 

Aumento di insolvenze e ritardi nei pagamenti

I pagamenti nel settore del retail non alimentare/beni durevoli di consumo richiedono in media tra i 60 e i 120 giorni, a seconda dello specifico sotto-settore: il primato negativo è detenuto dal comparto dell'arredamento. L'aumento dei casi di ritardo nei pagamenti è dovuto principalmente alla stretta creditizia, che costringe le imprese a pagare in ritardo i propri fornitori al fine di gestire i propri livelli di liquidità. Ciò si riflette anche nel considerevole aumento del numero di casi di mancato pagamento a cui abbiamo assistito nel corso del 2012. Prevediamo un ulteriore aumento di ritardi nei pagamenti almeno fino alla metà del 2013.
Anche i casi di insolvenza a carico del settore hanno registrato un aumento nel 2012. Dopo il boom di vendite di apparecchi televisivi con tecnologia digitale e la scadenza degli incentivi del governo a favore dell'acquisto di nuovi elettrodomestici, il mercato appare di nuovo in sofferenza, con un impatto negativo per la maggior parte degli operatori del settore.
Rispetto ad altri comparti industriali italiani, il tasso di insolvenza e fallimento del settore è superiore alla media. Ci aspettiamo un aumento del numero di casi di fallimento per una serie di motivi: innanzitutto, a causa della dipendenza della maggior parte delle imprese da altri settori in sofferenza (come il mercato immobiliare) e, in secondo luogo, in quanto i due periodi di recessione del 2009 e 2011 hanno già gravemente indebolito alcune piccole aziende, che possono oggi sperare soltanto in una riduzione del costo del lavoro e della pressione fiscale.
Il sotto-settore dell'arredamento appare maggiormente a rischio ed è anche il più difficile da valutare a causa dell'alto livello di frammentazione: il 60% delle imprese sono rappresentate da società a nome collettivo che non sono tenute alla pubblicazione dei bilanci. Alla luce dell’attuale situazione, il nostro approccio assicurativo si mantiene prudente. Richiediamo di poter analizzare i dati finanziari più recenti (anche nel caso di società a nome collettivo) e incontriamo spesso gli acquirenti per valutare pienamente la loro situazione e il mercato in cui operano. Un fattore-chiave delle nostre analisi è rappresentato dal tasso di indebitamento a breve e lungo termine, dai livelli di giacenze e dal flusso di cassa, nonché dallo storico delle attività commerciali.
Il sotto-settore degli elettrodomestici, al contrario dell'arredamento, è costituito da imprese più grandi che conosciamo molto bene e possono essere quindi monitorate più facilmente. Tuttavia, come già detto, adottiamo maggiore cautela nei confronti degli acquirenti dell'industria dell'arredamento alla luce dei numerosi casi di mancato pagamento: anche un andamento positivo delle attività commerciale può a volte non essere sufficiente a garantire solidità finanziaria.
Raccogliamo il maggior numero di informazioni e visitiamo regolarmente i nostri clienti così da avere una chiara indicazione dell'affidabilità creditizia degli acquirenti, anche nei casi in cui non possiamo soddisfare pienamente le richieste di limiti di credito.

 

 

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