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Agosto 2011

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TESSILE / ABBIGLIAMENTO

  • Miglioramenti nel 2010 ma ancora lontano dai livelli pre-crisi

Il settore tessile italiano ha sofferto molto durante la crisi economica: nel 200/2009 la produzione era calata del 27% e le esportazioni del 34%. Contemporaneamente, il settore ha perso anche quote di mercato a livello globale: dal 12% del 2008 al 9% del 2009.

Tuttavia, la ripresa è iniziata nei primi mesi del 2010, con un miglioramento decisivo della situazione ordini (+10%), grazie soprattutto all'aumento della domanda dei clienti nelle economie emergenti, in pieno sviluppo. Secondo l'associazione italiana per il tessile e la moda (SMI), le vendite sono aumentate del 7,2% su base annua nel 2010 - raggiungendo quota €49.660 milioni - e il valore della produzione è aumentato del 6,5%, attestandosi sui € 35.193 milioni.

Il surplus commerciale è stato di € 6.345 milioni - con esportazione per un valore di € 24.500 milioni, rispetto ad importazioni per un valore di € 18.205 milioni. Nonostante la ripresa, però, la strada per raggiungere i livelli pre-crisi è ancora lunga. Il settore è ancora impegnato in un'agguerrita concorrenza da parte dei produttori asiatici, che hanno un vantaggio competitivo grazie ai minori costi di manodopera ed energia, ed è penalizzato dall'aumento dei costi delle materie prime.

L'aumento della domanda di materie prime dall'Asia -soprattutto per quanto riguarda il cotone - ha portato ad enormi aumenti di prezzi e ha ridotto la loro disponibilità per i produttori europei. Anche i prezzi della lana hanno subito un deciso aumento dopo dicembre 2010, e aumenteranno ancora a causa della riduzione dell'offerta australiana, dovuta alle disastrose inondazioni. A complicare ulteriormente i problemi di questo comparto c'è anche l'aumento del prezzo del petrolio, che sta facendo aumentare i costi di trasporto e produzione.

Secondo la SMI, l'aumento stimato delle vendite nel primo semestre del 2011 sarà pari all'8%, ma il rallentamento previsto per la seconda metà dell'anno porterà la previsione generale per l'anno a circa il 6%. Ancora una volta le esportazioni saranno il motore della crescita (con una previsione al rialzo del 12,3% su base annua), grazie all'aumento della domanda dall'Estremo Oriente.

Questo favorirà, in particolare, il segmento con la qualità più elevata (tessitura di lana e materiali di lusso, come il cachemire), mentre prevediamo che il sotto-settore del cotone dovrà lottare con la crescente concorrenza asiatica. Il settore retail nazionale per tessili/abbigliamento dovrà affrontare un periodo difficile, a causa della ridotta domanda nazionale a seguito della diminuzione dei redditi delle famiglie e dei consumi privati, per la quale non si prevedono variazioni al rialzo nel 2011 e 2012. Anche l'elevata inflazione dei prezzi al consumo (2,7% su base annua a giugno 2011) scoraggerà la spesa delle famiglie.

La fiducia dei consumatori italiani ha evidenziato una certa volatilità negli ultimi due anni, con una tendenza a diminuire dall'inizio del 2010 a oggi.

 

  • Altri fallimenti nel sotto-settore abbigliamento retail 

 

L'industria tessile italiana, storicamente, è sempre stata caratterizzata da lunghe scadenze di pagamento. la Dilazione Media di Pagamento dei Debiti (DPO) è aumentata, passando a 116 giorni nel 2009 (nel 2008: 95 giorni).

A causa di una domanda interna ridotta, prevediamo un aumento dei ritardi nei pagamenti e degli inadempimenti nel sotto-settore tessile/abbigliamento retail, che potrebbero addirittura estendersi alle società manifatturiere in cima alla catena di produzione. Il sotto-settore dell'abbigliamento ha già fatto registrare una percentuale di fallimenti superiori alla media, rispetto ad altri sotto-settori, e la situazione peggiorerà nel 2011, almeno per quanto riguarda le aziende che producono per il mercato nazionale.

A causa di questi problemi, il nostro approccio assicurativo rimane cauto e noi continuiamo a monitorare in modo particolarmente attento i sotto-settori retail e del cotone. Le nostre decisioni in materia assicurativa per il settore tessile si basano principalmente sull'età della società, sulla sua capacità di assorbire una riduzione delle vendite e dei margini (grazie a fondi propri e/o ad una struttura finanziaria sana), sulla sua abilità nel trasferire gli aumenti dei costi delle materie prime sul mercato, su un ciclo di credito appropriato per il settore e sulla sua liquidità/posizione finanziaria netta.


 

COSTRUZIONI

  • La crisi continua

 

Il settore edile italiano da due anni vive una situazione critica. Secondo la Federcostruzioni, il fatturato totale è sceso da € 386 miliardi nel 2008 a € 370 miliardi nel 2009, e ancora a € 323 miliardi nel 2010. Mentre lo scorso anno gli investimenti nel settore edile sono scesi del 6,4% su base annua, il declino nel periodo 2008-2010 è stato ancora peggiore - 17,8% - con una riduzione in termini economici di quasi € 29 miliardi.

Si prevede una riduzione complessiva del 34,2% degli investimenti in nuove costruzioni residenziali nel periodo tra il 2008 e la fine del 2011, mentre gli investimenti in costruzioni commerciali scenderanno del 15,6%. Gli investimenti in edifici pubblici dovrebbero diminuire del 31,8% per il periodo tra il 2004 e la fine di quest'anno. Di conseguenza, non è sorprendente che finora già 250.000 lavoratori del settore abbiano perso il lavoro.

Anche il sotto-settore dei materiali da costruzione ha avuto uno scossone, ma fortunatamente è stato sostenuto dalle ristrutturazioni e sostituzioni intraprese con l'aiuto degli incentivi fiscali (€ 180 miliardi di fondi pubblici approvati nel 2010) e dalle nuove costruzioni "verdi" (ad es., pannelli solari, impianti fotovoltaici e isolamenti). Tuttavia, in totale, il fatturato per i materiali da costruzione è sceso dell'11% su base annua passando a € 338 miliardi nel 2009, e di nuovo del 4,4% nel 2010.

L'aumento dei prezzi delle materie prime ha sempre un impatto sui sotto-settori dei materiali da costruzione. L'aumento dei prezzi del petrolio ha fatto diminuire i margini dei produttori di cemento e calcestruzzo, che non sono sempre in grado di trasferire sui clienti tali aumenti, ad es. a causa di contratti a prezzo fisso con enti pubblici. Quindi i margini si riducono sempre più, a meno che le aziende non possano produrre e vendere all'estero.

L'aumento dei prezzi di gas ed energia esercita una forte pressione sui margini dei produttori di piastrelle. Questo sotto-settore comprende svariate piccole aziende con un fatturato inferiore ai €5 milioni, e, in generale, ha fatto registrare perdite almeno per gli ultimi due anni. Tuttavia, diverse società hanno una forte capitalizzazione e immobilizzazioni di elevato valore, e i rischi sono inferiori per le aziende che vendono all'estero o che offrono prodotti di elevata qualità. Le prestazioni all'esportazione di questo sotto-settore sono finora buone. Uno dei sotto-settori più di successo è quello del legno/pannelli, in cui la domanda è sostenuta dalla diversificazione e dalle attività di ristrutturazione e sostituzione (arredamento, costruzioni residenziali, infissi/porte/finestre).
 

 

  • Stagnazione economica e austerità impediscono la ripresa

Gli scarsi risultati economici dell'Italia (calo del PIL del 5,2% nel 2009 e solo una modesta ripresa, con una crescita dell'1,2% nel 2010 e una previsione di crescita dello 0,9% per il 2011) sono uno degli ostacoli principali per la ripresa nel settore edile.

Gli investimenti privati rimangono modesti e quelli pubblici diminuiranno nei prossimi anni, sotto il peso dell'enorme debito pubblico italiano. Finalmente, spinto dalla pressione dei mercati finanziari, il governo italiano ha recentemente lanciato un pacchetto di misure di austerità che dovrebbe realizzare un risparmio di € 47 miliardi entro il 2014.

Durante la crisi, gli incentivi del governo hanno avuto un ruolo importante nell'impedire un ulteriore declino nel settore edile. Ad esempio, il "sussidio di disoccupazione", è stato un importante stimolo per il settore edile, in quanto ha fornito fondi pubblici per ridurre i costi di personale delle aziende. Gli incentivi fiscali a sostegno delle ristrutturazioni private e delle migliorie sono stati disponibili per tutto il 2010, ma non sono stati rinnovati.

In generale, le prestazioni rimarranno scarse anche dopo il 2011. Tra gennaio e aprile 2011, la produzione edile è scesa ulteriormente, su base annua, dell'1,2% e la domanda immobiliare dovrebbe calare ancora del 2,4% quest'anno.

Si prevede inoltre l'annullamento dei nuovi appalti, poiché le regioni devono aderire al patto di stabilità per l'uso delle risorse finanziarie erogate dall'amministrazione centrale. A livello regionale, questo significa € 3,3 miliardi di investimenti in meno nel 2011 e € 4,3 miliardi in meno nel 2012. Le prospettive sono scoraggianti anche per le risorse pubbliche disponibili per nuove infrastrutture (ad esclusione del progetto della linea ferroviaria ad alta velocità) con una riduzione del 12,2% su base annua prevista per il 2011, che porterà i fondi disponibili a € 13.586 milioni.

Alcune delle imprese più grandi - con fatturato superiore a € 50 milioni - stanno cercando di compensare le insufficienti condizioni nazionali con progetti all'estero, che comprendono la costruzione di strade, ponti, impianti/opere di ingegneria e concessioni ferroviarie. Tuttavia, solo le società più grandi hanno le risorse finanziarie e organizzative per poter gestire progetti all'estero; le dieci maggiori società italiane che operano all'estero sono Impregilo Spa, Astaldi, Salini Costruttori, Ghella, Bonatti, Trevi, Rizzani de Eccher, CMC, Impresa Pizzarotti, Renco.
L'esposizione nei mercati nord-africani, così turbolenti, porterà al rallentamento dei redditi futuri e ad un potenziale rischio di credito.


 

 

  • Grandi ritardi nei pagamenti da parte degli enti pubblici

 

In media, i pagamenti nel settore edile richiedono oltre 180 giorni, a volte superano addirittura i 300 giorni (project financing, ANAS - che gestisce strade e autostrade pubbliche, ASL - che gestiscono la spesa sanitaria pubblica). Nel sotto-settore dei materiali da costruzione, i pagamenti in media richiedono oltre 130 giorni, e alcune volte addirittura 180 giorni.
Abbiamo notato un costante e progressivo aumento dei ritardi nei pagamenti, con un effetto a cascata in tutto il mercato, causato principalmente dagli acquirenti pubblici, e questo riguarda oltre il 90% delle società che lavorano con appalti/progetti/costruzioni pubblici. I tardati pagamenti da parte degli enti pubblici possono raggiungere i 24 mesi e, finora, la nuova legge europea che istituisce scadenze massime di pagamento obbligatorie non ha portato miglioramenti significativi.

 

Prevediamo un ulteriore peggioramento nei prossimi mesi, soprattutto da parte degli enti pubblici, in quanto le misure di austerità ne comprometteranno la capacità di spesa.

In questo contesto, dobbiamo segnalare molti fallimenti sia nel settore edile sia in quello dei materiali da costruzione. I fallimenti nel settore edile sono aumentati del 33,6% su base annua nel 2009 e del 14,7% nel 2010.

Prevediamo un nuovo aumento dei fallimenti nel 2011, soprattutto per quel che riguarda le piccole e medie imprese (PMI), a causa dell'effetto catastrofico dei tardati pagamenti su rispettivi flussi di cassa e sulla liquidità. Le PMI, generalmente, hanno una capitalizzazione insufficiente a fare fronte a tali difficoltà finanziarie e hanno quindi problemi ad ottenere nuovi finanziamenti dalle banche. Le aziende con un fatturato al di sotto dei € 5 milioni sono particolarmente a rischio, così come le società che si occupano di edilizia residenziale, a causa delle limitazioni del mercato di una diversificazione insufficiente.

L'andamento in questo settore è ancora preoccupante e stiamo quindi monitorando attentamente i rischi relativi alla scarsità di investimenti pubblici e ai tardati pagamenti, anche siamo più ottimisti, per quanto riguarda questo settore, dalla fine della crisi economica.

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