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Giappone

 

Agosto 2010

 

La ripresa è proseguita sulla scia delle esportazioni per tutto il primo trimestre 2010

L’economia si sta riprendendo da una delle più gravi recessioni del dopoguerra (il PIL ha subito una contrazione del 5,2% nel 2009). La ripresa si è rafforzata negli ultimi mesi, grazie ad esportazioni robuste e agli stimoli di stato: la crescita è aumentata al 5% nel primo trimestre del 2010, contestualmente alla crescita del 30% delle esportazioni, dovuta principalmente alla forte domanda del mercato asiatico. Nonostante il calo del reddito disponibile delle famiglie nel 2009, i consumi privati hanno contribuito positivamente alla crescita, grazie al fatto che la spesa è stata sostenuta dagli stimoli fiscali, soprattutto i sussidi per i beni durevoli “ecologici”, che hanno incoraggiato l’aumento della spesa stessa.Assieme alla recessione, anche la disoccupazione ha raggiunto i livelli del primo dopoguerra nel 2009, attestandosi al 5,1% della forza lavoro, ma la situazione a questo riguardo è migliorata gradualmente e, nonostante sia ancora a livelli inaccettabilmente elevati, il tasso di disoccupazione dovrebbe migliorare leggermente: prevediamo che si attesterà al 4,9% nel 2010. La deflazione è stata per anni un problema persistente per l’economia giapponese e nel 2009 l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è sceso dell’1,4%. La deflazione, dunque, continua ad essere un problema, ma ci sono segnali di miglioramento; il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede un rallentamento della deflazione nel 2010 e 2011.

Il morale in materia di pagamenti in Giappone rimane alto: solitamente, gli acquirenti saldano le fatture alla scadenza o addirittura in anticipo. Tuttavia, poiché molte aziende giapponesi continuano a pagare regolarmente i propri debiti fino al momento della dichiarazione di fallimento, la puntualità non indica necessariamente una generazione positiva di cash flow. Per molte attività, i pagamenti possono essere effettuati puntualmente solo perché le banche sono state generose con i finanziamenti, portando però ad un bilancio debole e pesantemente indebitato.

 

Le previsioni della ripresa sono ancora fragili 

Consensus Economics prevede che la crescita del PIL giapponese nel 2010 si attesti al 3,2%. Tuttavia, la ripresa appare ancora fragile, con un ritmo che con tutta probabilità si ridurrà nella seconda metà dell’anno, quando scadranno i pacchetti di stimolo e i livelli di crescita delle esportazioni si stabilizzeranno. La forza dello yen nei confronti delle altre valute contribuirà a mitigare la crescita delle esportazioni - e potrebbe portare i prezzi delle merci d'esportazione giapponesi fuori mercato. Il debito pubblico giapponese è aumentato costantemente negli ultimi anni, raggiungendo una punta record di 883 trilioni di yen alla fine dell’esercizio 2009 (218% del PIL). Il FMI ha previsto un ulteriore aumento del debito, che arriverà al 227% del PIL nel 2010 e al 235% del PIL nel 2011.
Anche se la natura autofinanziante del debito pubblico giapponese differenzia il paese da molte altre nazioni caratterizzate da un elevato debito pubblico, e anche se il rendimento di questo debito ne suggerisce la gestibilità, una tale tendenza all’aumento non è sostenibile. Il governo ha espresso il proprio impegno a limitare ulteriori aumenti del debito e a invertire la tendenza al rialzo. Date le scarse possibilità di tagli alla spesa, gli adeguamenti fiscali dovranno affidarsi a nuove fonti di entrate e ai limiti alla spesa, che potranno essere ottenuti tramite una radicale riforma fiscale (ad esempio, con un aumento della tassa sui consumi) e il contenimento della spesa pubblica non essenziale.
Standard & Poor’s ha già ammonito il Giappone, a fine gennaio, minacciando di rivedere il rating del paese al ribasso, da AA stabile a AA negativo, se i dati economici fossero rimasti deboli e la crescita a medio termine non fosse stata incrementata, specialmente alla luce del grande onere debitizio dello stato e del debole profilo demografico. Tale previsione è stata confermata e il rating del Giappone, come paese, è stato portato ad AA negativo. Tuttavia, il rischio sovrano del paese ha ancora un rating di AA.

aumento dopo ottobre 2008, dato che la Banca Centrale era inizialmente molto riluttante ad aumentare i tassi di interesse, per paura di attrarre capitali speculativi. prima dell’aumento di giugno, il tasso di interesse reale (cioè al netto di inflazione) in Brasile era del 4,24%, il terzo più alto al mondo dopo quelli di Croazia e Lettonia. I segnali indicano che l’economia non accenna a rallentare e quindi è opinione comune nel mercato finanziario locale che la Banca Centrale aumenterà ancora i tassi di interesse, in modo da irrigidire l’aggressività della politica monetaria.
Un fattore negativo, in questa storia del successo del Brasile, è dato dall’elevata percentuale di debito pubblico. La spesa pubblica rappresenta oltre il 20% del prodotto interno lordo brasiliano e, dopo una riduzione di 150.000 unità operata negli anni Novanta, il numero degli impiegati pubblici è raddoppiato. A peggiorare le cose, gran parte dei pacchetti di incentivi dello scorso anno è stata diretta all’occupazione dei dipendenti del settore pubblico e all’aumento delle pensioni e dei contributi sociali, invece che al miglioramento delle infrastrutture insufficienti del paese. Anche l’aumento del gettito, l’aumento medio dell’8% del tasso annuale della spesa pubblica potrebbe non essere sostenibile senza introdurre imposte più elevate e senza ridurre gli investimenti.