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Ottobre 2011

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BENI DUREVOLI DI CONSUMO

Il 2010 è stato un anno buono per i beni durevoli di consumo

Secondo l'ufficio di statistica INSEE, i beni durevoli di consumo hanno costituito l'8,8% del totale dei consumi francesi nel 2010, con un ulteriore aumento del 2,2% dopo l'aumento del 4,6% del 2009. Il settore, nel suo complesso, ha tratto vantaggio dal morale positivo delle famiglie, e dalla necessità di ricostituire le scorte.
Tuttavia, le cifre nascondono notevoli differenze tra un sotto-settore e l'altro. Ad esempio, le vendite di televisori sono aumentate del 18%, mentre l'arredamento solo del 2%. In effetti, la produzione francese di apparecchiature elettroniche ha evidenziato una tendenza generale all'aumento a partire dall'inizio del 2010, mentre la produzione di mobili è rimasta invariata per 2 anni. Nel sotto-settore degli elettrodomestici abbiamo notato una marcata differenza tra l'aumento dei volumi di vendita dei piccoli elettrodomestici (2,6% nel 2010, secondo GfK) e dei grandi elettrodomestici (5,5%), e il declino delle vendite di elettrodomestici neri.

In generale, i beni durevoli di consumo fanno registrare margini ridottissimi, con limiti di gestione spesso inferiori al 5%. La concorrenza del mercato è forte in tutti i sotto-settori, poiché i clienti stanno attenti alla spesa e confrontano i prezzi tra le catene al dettaglio e i fornitori online. A causa del ridotto valore aggiunto, che genera margini altrettanto ridotti, tanto i dettaglianti quanto i grossisti hanno dovuto mantenere elevati volumi di vendita per continuare ad fare utili. Grazie ai buoni livelli di consumo - il principale fattore della crescita francese nel 2010 - questa strategia si è rivelata vincente lo scorso anno.
In termini di capitalizzazione, il settore retail e quello dell'arredamento di solito hanno buone prestazioni, mentre i grossisti hanno una "prima parte di bilancio” relativamente bassa. In media, nel settore degli elettrodomestici, le immobilizzazioni non correnti costituiscono il 40% delle immobilizzazioni totali. L'indice medio di redditività ha superato il 45% nel 2009, ed è stimato al di sopra del 47% nel 2010 e 2011. Allo stesso tempo, la percentuale di investimenti è molto bassa, attorno all'1%.
Per quanto riguarda solvibilità e liquidità, ciascun sotto-settore ha il proprio ciclo di credito e, di conseguenza, la liquidità può variare significativamente. I grossisti mantengono sotto controllo i livelli di magazzino, ma hanno una liquidità limitata, mentre i negozi, dal punto di vista strutturale, hanno necessità di capitale d'esercizio per assolvere ai pagamenti in contanti. Tuttavia, si verifica spesso il caso che i rivenditori nel settore dell'arredamento abbiano notevoli giacenze di magazzino. 

 

... ma il declino dei consumi privati ha cominciato ad influire sui risultati

I beni durevoli di consumo sono stati penalizzati dal recente rallentamento dell'economia francese, che ha avuto crescita zero su base trimestrale nel secondo trimestre del 2011. La cosa più preoccupante, in questo contesto, è stata la contrazione dello 0,7% dei consumi delle famiglie: si tratta della prima riduzione dopo il primo trimestre del 2009. Si potrebbe trattare della conseguenza della riduzione del potere d'acquisto causata dalla crescente inflazione (calcolata al 2,2% ad agosto), anche se la disoccupazione è calata dello 0,1% nel secondo trimestre, attestandosi al 9,1%. Secondo l'INSEE, i consumi privati di beni durevoli per la casa sono scesi dello 0,6% su base trimestrale nel secondo trimestre del 2011.
Allo stesso tempo, alcune attività di settore sono state influenzate, direttamente o indirettamente, dalle conseguenze dello Tsunami in Giappone del marzo scorso, considerato che il Giappone genera il 16% dei ricavi mondiali nell’elettronica di consumo. Di fronte a potenziali deficit di offerta, i produttori hanno dovuto essere selettivi nella scelta dei rivenditori, optando per quelli più grandi, e con maggiore forza economica. Di conseguenza, i venditori più piccoli e deboli sono stati, almeno temporaneamente, esclusi dalle consegne.
Prevediamo un ulteriore rallentamento delle vendite nel settore dei beni durevoli di consumo nei prossimi mesi, poiché le previsioni di crescita economica e dei consumi delle famiglie sono state riviste al ribasso dopo l'inizio dell'anno, ed anche perché sono state annunciate misure di inasprimento fiscale per il 2012. All'inizio di settembre, Consensus Economics prevedeva una crescita del PIL francese pari all’1,7% nel 2011 e all’1,2% nel 2012, mentre i consumi delle famiglie aumenteranno solo dello 0,7% quest'anno (meno dell’1,6% previsto a maggio) e dell'1,1% nel 2012 (rispetto alla previsione precedente dell'1,5%). Per i prossimi trimestri, la crescita dei consumi privati rallenterà allo 0,2%, su base annua, nel quarto trimestre del 2011 e nel primo trimestre del 2012, tassi di crescita più elevati non faranno la loro comparsa prima del secondo trimestre del prossimo anno. Di conseguenza, considerando molto improbabili miglioramenti significativi prima del prossimo anno, i beni durevoli di consumo saranno ulteriormente penalizzati. L'andamento delle vendite di apparecchi TV rallenterà, rispetto alla crescita del 18% realizzata lo scorso anno, e le vendite diminuiranno nel 2012. Le vendite di altri prodotti elettronici saranno stimolate dalle innovazioni e dal conseguente effetto "traino". Il mercato di tablet, smartphone e videogiochi continuerà a far registrare prestazioni adeguate anche nel 2011 e 2012. I mercati degli elettrodomestici e dell'arredamento dovrebbero rimanere stabili, anche se gli arredi di alto livello potrebbero essere nuovamente penalizzati se si verificasse una crisi economica grave. Nonostante si cerchi di gestire i magazzini in parallelo con i consumi reali, gli schemi di acquisto nel settore dei beni durevoli di consumo sono sempre più caratterizzati da grandi acquisti una tantum, piuttosto che da ordini costanti.

 

Una concorrenza più agguerrita peggiora la situazione

I supermercati sono ovviamente in competizione per acquisire quote di mercato, mentre i consumatori sono sempre alla ricerca dei prezzi migliori. Gli hard discount sono stati tra le vittime di questa battaglia nel 2010 e hanno, in effetti, perso quote di mercato (-2% nel 2010, con un'ulteriore perdita dello 0,6% stimata per il 2011). I protagonisti storici come, E Leclerc, Carrefour a Auchan hanno lanciato piani di modernizzazione e stanno cercando di affermarsi nelle zone urbane più benestanti.
Nel settore dell'arredamento, tre società principali coprono oltre il 40% del mercato. Mentre Ikea, Conforama e But si affrontano in una guerra di prezzi, mentre i venditori di piccole e medie dimensioni, spesso a conduzione familiare e a livello regionale, traggono vantaggio da un mercato meno competitivo.
Nel sotto-settore dell'elettronica, i distributori nazionali, come Darty e Boulanger, e quelli regionali, come Pulsat e Pro et Cnie, stanno consolidando la propria supremazia a spese dei retailer e dei grossisti indipendenti.
Tuttavia, le vendite online stanno diventando velocemente la minaccia a lungo termine maggiore per il commercio al dettaglio dei beni durevoli di consumo. Secondo Banque de France, l'e-commerce è cresciuto del 20% nel primo semestre del 2011, mentre i consumi in generale sono saliti solo del 2,2%. Nonostante ciò, anche questi soggetti "puri" sono penalizzati dalle attuali difficoltà economiche, e la maggior parte di essi sta adottando un modello distributivo multicanale, aprendo "negozi veri".

 

Ritardati pagamenti e fallimenti continuano ad aumentare

In media, i pagamenti nel settore dei beni durevoli di consumo richiedono circa 60 giorni, come stabilito dalla "Loi de Modernisation de l'Economie" (legge per la modernizzazione dell’economia). Abbiamo notato un aumento dei ritardi nei pagamenti in questo settore negli ultimi sei mesi, con un DSO di circa 30 nei sotto-settori elettrico, elettronico, informatico e di altri elettrodomestici, ben al di sopra della media del comparto.
Prevediamo un leggero aumento dei tardati pagamenti nei prossimi mesi. Le vendite in occasione del "ritorno a scuola" sono state nella media, costringendo molti dettaglianti a finanziare giacenze elevate, e quindi facendo pressione sulla loro liquidità.
Nel 2010, gli elettrodomestici, i dettaglianti e fornitori di arredamenti hanno tratto vantaggio da una leggera ripresa dei consumi (aumentati, in media mensile, dello 0,2% ) e i fallimenti sono diminuiti del 3,7% tra marzo 2010 e marzo 2011. Tuttavia, abbiamo ricevuto un numero crescente di richieste di risarcimento dal settore dei beni durevoli di consumo a partire dall'inizio dell'anno, per un totale di circa 150 pratiche al mese negli ultimi sei mesi. Rispetto al 2009 e al 2010 (meno di 100 al mese, di media), questo indica un grave deterioramento. I soggetti più colpiti sono i punti vendita al dettaglio, in particolare negozi specializzati e vendite al minuto mentre, nel secondo trimestre, la frequenza delle richieste di risarcimento dal sotto-settore dell'arredamento è stata maggiore del 70% rispetto alla media di altri settori. Prevediamo che i fallimenti si manterranno sui livelli attuali nei prossimi mesi, magari con un lieve aumento. Considerando la crescente incertezza economica e la riduzione della spesa al consumo, la liquidità e la solvibilità delle società potrebbero peggiorare. I soggetti più a rischio sono le piccole imprese nel settore dei beni durevoli di consumo, con capitalizzazione insufficiente e già indebolite dalla crisi del 2009, mentre le aziende più grandi sono generalmente in grado di fronteggiare meglio la politica dei costi e le giacenze di magazzino.

Dall'inizio del 2011, il nostro approccio assicurativo ai sotto-settori dei beni durevoli di consumo è cauto. In previsione di un aumento dell’instabilità economica e della riduzione dei consumi, i venditori potrebbero trovarsi ad affrontare problemi di liquidità se le giacenze non saranno gestite correttamente.
Gli elettrodomestici sembrano essere il sotto-settore più sensibile, poiché esiste il pericolo che anche venditori ben noti possano non essere in grado di sostenere un crollo delle vendite. Anche i punti vendita al dettaglio indipendenti sono tra le realtà più vulnerabili.
La chiave del successo per un'azienda che opera nel settore dei beni durevoli di consumo è essere flessibile nella scelta delle merci vendute, e reattiva all'evoluzione dei prezzi di mercato, mantenendo una rigorosa politica di gestione del magazzino.
 

 

ALIMENTARE

Indebolimento della posizione sul mercato alimentare internazionale

Il settore alimentare in Francia è il secondo maggior datore di lavoro, contando 477.000 occupati e circa 10.000 società, di cui il 70% piccole e medie imprese (con meno di 20 dipendenti), molte delle quali attive solo su scala regionale. Il 95% del risultato totale delle vendite e del valore aggiunto è generato da 3.000 aziende con vendite annuali di oltre 5 milioni di euro.

I maggiori sotto-settori del comparto agroalimentare sono:
1) lavorazione industriale della carne (entrate annuali per € 29 miliardi nel 2009),
2) produzione lattiero-casearia (€ 23 miliardi),
3) lavorazione industriale di altri alimenti (€ 21 miliardi),
4) industria delle bevande (€ 19 miliardi),
5) lavorazione di prodotti da forno e pasta (€ 11 miliardi),
6) lavorazione di mangimi per animali (€ 10 miliardi),
7) lavorazione industriale di frutta e verdura (€ 6 miliardi),
8) lavorazione del grano e prodotti amidacei (€ 6 miliardi).

La necessità di aumentare i ricavi, raggiungere un’ampia quota commerciale, ridurre i costi di produzione e aumentare il potere contrattuale nei confronti del settore retail (supermercati) ha portato a movimenti di consolidamento. Molte cooperative hanno unito i propri capitali per creare sinergie e aumentare il valore aggiunto, e poco a poco stanno emergendo dei nuovi campioni regionali e nazionali, ma questo richiede tempo, e la maggior parte delle PMI non è grande e forte a sufficienza da partecipare a queste operazioni.
Dopo anni di leadership a livello mondiale, la Francia è oggi al quarto posto nella classifica dei maggiori esportatori di prodotti alimentari, dopo USA, Germania e Paesi Bassi. In un contesto caratterizzato da concorrenza e globalizzazione crescenti, le società agroalimentari francesi devono vincere sfide importanti se vogliono rimanere competitive. Per quanto riguarda i raggruppamenti, Danimarca, Germania e Paesi Bassi sono già all'avanguardia, avendo creato negli ultimi anni delle grandi cooperative nei sotto-settori dei prodotti lattiero-caseari o della carne. Questa rinnovata competitività sta facendo accelerare la mutazione del panorama agroalimentare europeo, che passa da una scala regionale o nazionale ad una scala europea e internazionale. I principali protagonisti al di fuori dell'Europa stanno entrando in competizione. I produttori alimentari francesi devono quindi accelerare la propria attività per mantenere il passo, cercare costantemente di adattarsi alla situazione e conquistare quote di mercato. Per ottenere tutto questo, innovazione e combinazione delle risorse possono offrire un considerevole vantaggio.
Nel 2010 il settore alimentare francese ha fatto registrare un aumento record del 3% degli utili, per un totale di € 143 miliardi. Le esportazioni sono aumentate del 9,9%, raggiungendo i € 36 milioni, mentre le importazioni sono aumentate solo del 4,4%. Il surplus della bilancia commerciale si è attestato a € 5,7 miliardi, rispetto alla cifra, molto insoddisfacente, di € 3,7 miliardi nel 2009. Nonostante queste prestazioni soddisfacenti, però, le società non sono ancora ritornate ai livelli di attività pre-crisi.

 

È difficile trasferire gli aumenti dei prezzi delle materie prime su distributori e dettaglianti

La situazione finanziaria e patrimoniale del settore alimentare varia notevolmente a seconda dei sotto-settori, della posizione lungo la catena produttiva (produttore, grossista, dettagliante), del tipo di clientela (ristoranti, società, famiglie, distribuzione retail...) e delle dimensioni della società (cooperativa, impresa artigiana,....). Tuttavia, il 2010 è stato caratterizzato da prezzi delle materie prime, tra cui anche petrolio, elettricità e imballaggi, in costante aumento, e così è stato anche nel primo semestre del 2011. L'aumento dei costi di produzione, unito a consumi nazionali stagnanti, sta sempre più penalizzando molti settori dell'industria alimentare.
Le buone prestazioni della produzione alimentare francese, in termini di valore, non si sono tradotte in utili soddisfacenti per tutti i produttori. Nel primo semestre del 2011 la situazione del comparto agro-alimentare, in termini di utili e liquidità, si è deteriorata e gli utili di gestione sono considerati inferiori a quelli del primo semestre del 2010. La situazione di cassa è stata compromessa dall'aumento dei prezzi delle materie prime. L'aumento dei prezzi dei cereali ha fortemente penalizzato i margini delle industrie che da questi dipendono, come la produzione di carne e pollame, la lavorazione del grano, la produzione da forno, la lavorazione industriale del pesce o i prodotti lattiero-caseari.
Uno dei principali problemi è dato dal fatto che, mentre i prezzi delle materie prime aumentano, il settore retail (ancora dominato da supermercati e ipermercati, con una quota di mercato pari quasi al 70%) e quello della ristorazione stanno facendo del proprio meglio per evitare l'aumento dei prezzi al consumo, considerato che, in un contesto di crescita economica modesta, la pressione sul potere d'acquisto delle famiglie aumenta. Le relazioni tra le aziende agroalimentari e le principali catene di distribuzione al dettaglio sono caratterizzate da periodi ricorrenti di tensione, con interventi periodici delle autorità per ristabilire un equilibrio tra le parti. I produttori agroalimentari sono riusciti a trasferire solo una piccola quota (circa 30%) dei crescenti costi di produzione sui distributori. Non avendo potere contrattuale per ridurre i costi di produzione, le società più deboli faticano a far quadrare i bilanci. Ancora una volta, come durante la crisi del latte del 2009, il settore agro-alimentare ha chiesto aiuto e sostegno alle autorità francesi; ad esempio, a causa dei prezzi alle stelle dei mangimi animali e della straordinaria siccità della primavera 2011, gli allevatori di maiali hanno sostenuto che il prezzo di vendita delle loro bestie non riusciva a coprire i costi di produzione, e quindi hanno chiesto una nuova rateizzazione del proprio indebitamento finanziario, che non erano in grado di rimborsare. Questo rileva la gravità della situazione che gli allevatori si trovano attualmente ad affrontare. Uno studio sui prezzi e margini dei prodotti alimentari è stato inviato al Parlamento francese nel 2011. Lo studio sottolinea che i margini della distribuzione di massa per prodotti come il prosciutto sono superiori al 40%, mentre allevatori e macelli faticano a ricavare utili.
I sindacati e le associazioni di settore stanno conducendo trattative con la distribuzione dei supermarket, per trovare una soluzione a tutela dei produttori. I contratti attuali con la grande distribuzione solitamente hanno una durata di un anno e prevedono prezzi e quantità fissi. Lo scopo dei negoziati è di consentire al settore della trasformazione di trasferire gli aumenti dei prezzi delle materie prime sui clienti. Finora è sempre stato molto difficile farlo entro il periodo contrattuale. Ci sono esempi di grandi gruppi che hanno interrotto le relazioni con vari giganti della "grande distribuzione" francese, ma non tutte le società hanno sufficiente potere economico.

Dall'inizio del 2011, il nostro approccio assicurativo ai sotto-settori dei beni durevoli di consumo è cauto. In previsione di un aumento dell’instabilità economica e della riduzione dei consumi, i venditori potrebbero trovarsi ad affrontare problemi di liquidità se le giacenze non saranno gestite correttamente.
Le prospettive del settore alimentare per il resto del 2011 sono alquanto modeste. Le spese per attrezzature e vari costi di produzione continueranno a pesare sulla situazione economica di molte società e, secondo l'associazione dei produttori alimentari Ania, la produzione dovrebbe aumentare solo dello 0,2%, il che farà crollare i margini per il settore. Tuttavia, il surplus della bilancia commerciale del settore alimentare francese ha continuato ad aumentare dopo il quarto trimestre 2010. Queste prestazioni vigorose sono da attribuire al surplus commerciale di grano e mais (+55%) e delle bevande (+13%), ma anche alla riduzione delle importazioni di frutta e verdura.
 

Pagamenti e fallimenti ancora a livelli soddisfacenti

La durata media dei pagamenti nel settore alimentare è di 45 giorni, e abbiamo registrato un leggero aumento delle notifiche di mancato pagamento negli ultimi 6 mesi. Prevediamo un aumento dei ritardi nei pagamenti, soprattutto nei settori maggiormente penalizzati dall'aumento dei prezzi delle materie prime. In media (rispetto ad altri settori francesi) la percentuale di fallimenti nel settore alimentare francese è molto buona. Tuttavia, nel primo semestre del 2011 sono aumentati di oltre il 5% su base annua - in controtendenza rispetto all'andamento generale. Sulla base delle suddette difficoltà, segnalate nei settori delle carni, di frutta e verdura e del pesce, prevediamo un ulteriore aumento del numero dei fallimenti. Tuttavia, in termini assoluti, la cifra rimarrà decisamente bassa rispetto al numero di fallimenti registrato in altri settori. Nonostante l'aumento quindi, la condotta in materia di pagamenti è ancora buona e le percentuali di fallimenti sono ancora basse, per cui il nostro approccio assicurativo è ancora abbastanza rilassato. Questo è supportato dal fatto che le autorità francesi sono sempre intervenute a risolvere le crisi nel settore agroalimentare. Tuttavia, siamo un po' più cauti per quanto riguarda le PMI nei settori di frutta e verdura, pesce e carne e pollame.

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