Brasile
Luglio 2010
La ripresa accelera …
L’economia brasiliana continua a migliorare, a giudicare dalle cifre pubblicate dall'Ufficio Nazionale di Statistica brasiliano (IBGE), che segnalano un aumento del 2,7% del PIL nel primo trimestre del 2010, rispetto al trimestre precedente, e del 9,0% su base annua - l’aumento più rilevante degli ultimi 14 anni, raggiunto più velocemente di qualsiasi altro paese dell’America Latina.
Questa veloce crescita è stata promossa dalla domanda interna e dalla produzione industriale, che ha fatto registrare un aumento del 17,3% tra gennaio e maggio. Le agevolazioni fiscali per l’acquisto di auto, che hanno promosso le vendite nel periodo successivo alla crisi, sono finite a marzo, con un picco di acquisti prima della scadenza.
Le vendite al dettaglio sono state eccezionalmente sostenute negli ultimi quattro mesi, in conseguenza dei miglioramenti introdotti nel mercato del lavoro, con la creazione di molti nuovi posti di lavoro – tanto a tempo determinato quanto permanenti. Le condizioni di credito rimangono flessibili e i costi di finanziamento hanno raggiunto livelli storicamente bassi, creando un ulteriore stimolo al consumo.
la rapida ripresa economica si è tradotta in un miglioramento della condotta in materia di pagamenti delle imprese brasiliane. Secondo l’agenzia di informazione Equifax, nel periodo da gennaio ad aprile:
- gli assegni protestati sono diminuiti del 18% - da 2,17 milioni a 1,77 milioni su base annua
- Il numero di assegni respinti è sceso del 18%, da 1,86 milioni a 1,52 milioni
- i recuperi crediti giudiziali differiti sono scesi del 22% - da 120 a 93 e
- la necessità di dichiarare fallimento è diminuita del 3% - da 520 a 504 casi, anche se i fallimenti sono aumentati del 6%, da 229 a 242.
I settori dell’auto, della gomma, della chimica e petrolchimica, della salute e della bellezza sono tra quelli che evidenziano buone pratiche di pagamento. Tuttavia, negli ultimi mesi, i tardati pagamenti sono stati un problema nel settore tessile e dell’abbigliamento, delle macchine, dei manufatti metallici, della plastica, IT, della distribuzione alimentare, della vendita al dettaglio di materiali edili ed elettrici.
… ma i tassi di crescita eccezionalmente elevati non potranno essere mantenuti
L’elevato tasso di crescita nel primo trimestre del 2010 e la velocità della crescita prevista per i successivi tre trimestri (in media pari al 7,4%) hanno scatenato un aumento dell’inflazione che, secondo l’indice dei prezzi di riferimento del governo, ha raggiunto il 5,26% nei 12 mesi conclusisi a metà maggio – molto superiore al tasso previsto dalla Banca Centrale del 4,5%.
Anche se il Ministro delle Finanze Guido Mantega ha dichiarato che la ripresa economica ha raggiunto il picco, e che le cifre per il secondo trimestre hanno già iniziato a diminuire, i mercati finanziari temono che l’economia possa surriscaldarsi.
Alla fine di aprile la Banca Centrale ha quindi alzato il tasso di interesse di riferimento SELIC (il tasso overnight) di 75 punti base – portandolo al 9,5% - e di altri 75 punti base a giugno – portandolo al 10,25%. Si tratta solo del secondo aumento dopo ottobre 2008, dato che la Banca Centrale era inizialmente molto riluttante ad aumentare i tassi di interesse, per paura di attrarre capitali speculativi. prima dell’aumento di giugno, il tasso di interesse reale (cioè al netto di inflazione) in Brasile era del 4,24%, il terzo più alto al mondo dopo quelli di Croazia e Lettonia.
I segnali indicano che l’economia non accenna a rallentare e quindi è opinione comune nel mercato finanziario locale che la Banca Centrale aumenterà ancora i tassi di interesse, in modo da irrigidire l’aggressività della politica monetaria.
Un fattore negativo, in questa storia del successo del Brasile, è dato dall’elevata percentuale di debito pubblico. La spesa pubblica rappresenta oltre il 20% del prodotto interno lordo brasiliano e, dopo una riduzione di 150.000 unità operata negli anni Novanta, il numero degli impiegati pubblici è raddoppiato.
A peggiorare le cose, gran parte dei pacchetti di incentivi dello scorso anno è stata diretta all’occupazione dei dipendenti del settore pubblico e all’aumento delle pensioni e dei contributi sociali, invece che al miglioramento delle infrastrutture insufficienti del paese. Anche l’aumento del gettito, l’aumento medio dell’8% del tasso annuale della spesa pubblica potrebbe non essere sostenibile senza introdurre imposte più elevate e senza ridurre gli investimenti.