Australia
Dicembre 2010
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Crescita rallentata nel terzo trimestre
L'economia australiana è sfuggita al peggio della crisi creditizia globale, e si è ripresa relativamente presto da una breve recessione, grazie soprattutto ad grandi incentivi fiscali ed a una forte domanda di merci provenienti dall'Asia.
Il Primo Ministro australiano, signora Julia Gillard, ha promesso di riportare la contabilità fiscale a un cauto attivo a partire dal 2012-13, con buone possibilità di successo, come indicano le proiezioni di forte crescita (3,45% quest'anno e anche nel 2011) che dovrebbe sostenere il gettito fiscale.
Secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica australiano, la crescita del PIL nel terzo trimestre del 2010 ha rallentato fino a raggiungere lo 0,2% rispetto al trimestre precedente (2,7% su base annua), in conseguenza del rallentamento delle esportazioni dovuto a una valuta forte, mentre i tassi di interesse elevati e la riduzione degli incentivi statali hanno depresso i consumi privati ed il mercato immobiliare residenziale.
Tuttavia, l'occupazione continua a migliorare e il tasso di disoccupazione si mantiene stabile, attorno al 5,1%.
L'occupazione ha fatto aumentare l'offerta di servizi professionali, scientifici tecnici e per il settore minerario, ma rimane ancora debole nei settori manifatturieri, ricreativo e delle arti.
La spesa al consumo è aumentata a livelli solo leggermente al di sotto della media nell'ultimo anno.
Sebbene i sondaggi segnalino che la fiducia dei consumatori è rimasta elevata negli ultimi 18 mesi, i consumatori sono ancora molto cauti nel fare spese.
Dopo il considerevole aumento del debito delle famiglie negli ultimi 10-15 anni, i consumatori ora preferiscono ridurre l'indebitamento e le spese.
Questo deriva, in parte, dalla consapevolezza che, dopo aver sperimentato la crisi creditizia, un ulteriore e significativo aumento dell'indebitamento potrebbe renderli vulnerabili in caso di riduzione del reddito, e in parte dal fatto che si sta ora adottando una maggior cautela nell'offerta di credito.
Le condizioni commerciali sono generalmente favorevoli, sia pur con ampie variazioni a seconda dei settori.
Anche se le condizioni nell'industria mineraria sono le migliori dalla fine del 2007 ad oggi, quelle nel settore edilizio sono peggiorate man mano che i vantaggi delle attività di costruzione correlate ai pacchetti di stimolo cominciano ad esaurirsi.
Anche la situazione nel settore turistico si sta indebolendo, in parte a riflettere l'apprezzamento del dollaro australiano.
Gli investimenti commerciali sono sostenuti da finanziamenti interni solidi delle spese in conto capitale.
Tuttavia, la crescita del credito commerciale rimane debole, le imprese continuano a rimborsare prestiti precedenti, ma c'è ben poca crescita nella concessione di nuovi finanziamenti commerciali.
I sondaggi suggeriscono che le condizioni sono più penalizzanti per le piccole imprese, in quante meno portate ad investire rispetto alle realtà più grandi, e soffrono inoltre con maggiori difficoltà nel reperire finanziamenti.
I livelli di fallimenti rimangono più elevati rispetto a prima della crisi
Secondo la Commissione australiana Titoli e Investimenti, tanto il numero delle società in amministrazione controllata quanto le dichiarazioni di fallimento sono diminuite, su base annua, tra gennaio e ottobre 2010: si sono, infatti, assestate a 6.732 e 10.810 casi, rispettivamente (invece dei 7.182 e 11.121 casi registrati tra gennaio e ottobre 2009).
Tuttavia, nonostante le condizioni macroeconomiche favorevoli, in Australia il numero di fallimenti è ancora più elevato rispetto ai livelli pre-crisi.
Le società australiane continuano ad essere penalizzate da flussi di cassa negativi, in conseguenza della necessità di far fronte ai nuovi ordini da un lato, e di sopravvivere al ritardo nei pagamenti da parte dei clienti, dall'altro.