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Ungheria

 


Aprile 2010


Lieve stabilizzazione dopo una profonda recessione

Dopo anni di eccessi di spesa nei settori pubblico e privato, con conseguente forte crescita del PIL, ma anche deficit elevati, l’economia è caduta in una profonda recessione.
Il netto crollo del fiorino alla fine del 2008 ha fatto aumentare i rischi del credito commerciale, a causa del notevole aumento degli oneri di servizio del debito per famiglie/società/settore pubblico pesantemente indebitati in euro.
Il FMI e l’UE avevano introdotto un grosso pacchetto, di 25,8 miliardi di US$, per sostenere il fiorino e le riserve economiche fortemente erose.
Nella seconda metà del 2009 il tasso di cambio del fiorino è migliorato, e il governo ha sostenuto il passaggio ai finanziamenti in fiorini, ma l’ammontare dei prestiti in valuta estera rappresenta ancora un rischio significativo.
Nel 2009, il PIL ha fatto registrare una contrazione del 6,3%, dovuta al fatto che i settori nazionali orientati alla domanda sono stati penalizzati dalla riduzione dei budget, e che le esportazioni hanno sofferto della crisi economica nell’area euro.
Tuttavia, il consolidamento fiscale monitorato dal FMI ha portato ad una riduzione del deficit di bilancio dalla cifra record del 9,4% del PIL nel 2006 al 3,9% del PIL nel 2009, quando il governo ha introdotto altre misure di austerità, riducendo ulteriormente la spesa pubblica e aumentando le tasse, l’IVA in particolare.
Il settore edile è ancora fortemente in crisi, con previsioni di una nuova contrazione, per il quinto anno consecutivo, dovuta alla riduzione della domanda unita all’inasprimento delle condizioni dei finanziamenti di progetto. I settori dell’acciaio e dell’auto sono vittime del declino mondiale della domanda, e l’elettronica di consumo è stata fortemente penalizzata dalla riduzione della spesa dei consumatori.
Tutte queste industrie sono ancora considerate settori a rischio elevato in Ungheria.
Nel 2009, le società ungheresi si sono scontrate con la riluttanza delle banche ad offrire credito. Generalmente, le banche hanno adottato un atteggiamento cauto in merito ai finanziamenti: hanno ritirato le coperture, aumentato i prezzi, e imposto condizioni più restrittive.
Oltre alla crisi economica, la ragione principale di questi provvedimenti è da ricondurre alla quota di risparmio, storicamente ridotta, e all’aumento dei costi di finanziamento. Il settore edile e le PMI sono stati particolarmente colpiti dalle limitazioni al credito, anche se, negli ultimi sei mesi, abbiamo visto che, man mano che l’economia si stabilizzava, le banche iniziavano ad aumentare le erogazioni e a migliorare le condizioni.

 

Ripresa prevista nel secondo semestre 2010

I ritardi nei pagamenti sono prevalenti in tutti i settori, e riguardano persino gli acquirenti pubblici, come comuni e ministeri. In generale, il numero dei mancati pagamenti è aumentato nel 2009, a causa della crisi – e la tendenza generale è ancora negativa. Si prevede comunque un probabile e lento miglioramento per la seconda metà dell’anno.

Secondo Creditreform, i fallimenti societari sono aumentati del 29,3% anno su anno nel 2009 – per un totale di 14.637. Questa tendenza prosegue anche nel 2010, con oltre 4.000 fallimenti dichiarati solo nel primo trimestre. Prevediamo un ulteriore aumento quest’anno, che riguarderà principalmente i settori edile, alimentare, dei beni durevoli di consumo, IT e delle vendite al dettaglio.

L’economia potrebbe toccare il fondo nel primo trimestre o nel primo semestre del 2010, e gli esperti prevedono una ripresa lenta nella seconda metà dell’anno. Per tutto il 2010, si prevede una contrazione del PIL tra lo 0,5% e l’1%. Una stretta disciplina fiscale sarà essenziale per mantenere sotto controllo il deficit di bilancio, e le misure di austerità continueranno a contenere la domanda interna.

Dopo le elezioni generali dell’11 aprile non prevediamo che il nuovo governo di centro-destra, guidato dal primo ministro Viktor Orban, effettuerà cambiamenti radicali della politica economica: con i severi criteri adottati per le politiche economiche – costantemente monitorate dal FMI – e con la necessità di migliorare l’umore degli investitori, la nuova amministrazione avrà poco spazio di manovra.

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