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Turchia

 


Gennaio 2010

 

Miglioramento degli indicatori macroeconomici

Il PIL turco ha continuato a contrarsi nel terzo trimestre del 2009 – del 3,3% - anche se in misura minore rispetto ai trimestri precedenti (Q1: -14,7%, Q2: -7,9%).
La produzione industriale è ancora negativa, con le cifre di settembre 2009 che evidenziano una contrazione dell’8,6%. Tuttavia, le cifre relative all’utilizzo della capacità produttiva e ai consumi per il secondo e terzo trimestre del 2009 indicano un lieve miglioramento. Il deficit corrente e l’inflazione, strutturalmente alti, che erano le aree di preoccupazione tradizionali, sono meno preoccupanti ora, in conseguenza del rallentamento dei consumi e degli investimenti e della svalutazione della Lira turca di oltre il 20%. I fattori che attualmente potrebbero ostacolare una ripresa rapida sono la disoccupazione, che oscilla tra il 13% e il 16% e la ridotta fiducia dei consumatori.
Nonostante un basso rapporto debito pubblico/PIL, le finanze pubbliche si sono deteriorate in conseguenza di un gettito fiscale più basso, dei sussidi e della spesa pubblica mirante a sostenere le attività produttive. Tuttavia, Fitch ha aumentato il rating della Turchia di due livelli, portandolo a BB+, a dicembre 2009, principalmente sulla base della buona gestione della finanza pubblica rispetto ad altri mercati emergenti e ai paesi dell’Europa dell’Est.
Il settore bancario è ancora forte, con un elevato indice di adeguatezza patrimoniale, superiore al 18%, un’elevata redditività e un portafoglio prestiti trasparente che non contiene prodotti ipotecari. Tuttavia, gli incagli sono saliti al 4,6% in agosto 20089, rispetto al 3,8% di marzo 2009 e gli assegni a vuoto sono aumentati del 28% nei primi undici mesi dell’anno: entrambe queste cose indicano una degenerazione persistente del ciclo dei pagamenti. Tuttavia, da un punto di vista obiettivo, si registra un rallentamento della crescita del numero degli assegni a vuoto, che aumentavano del 43% nei primi cinque mesi del 2009.
Tutti i settori sono stati colpiti dalla crisi economica, in particolare quelli connessi con le attività al dettaglio. Come già osservato nell’analisi della situazione turca effettuata da Market Monitor sei mesi fa, i settori tessile, dell’elettronica, chimico ed edile rimangono quelli a più alto rischio, relativamente parlando, a causa della drastica riduzione dei consumi, della contrazione delle opportunità di finanziamento e del peggioramento della liquidità.

Tessile: A causa di una combinazione di capacità in eccesso, mancanza di produzione di marca, bassa capitalizzazione, riduzione della domanda sui mercati nazionale e di esportazione, concorrenza dell’Estremo Oriente e sofferenze nel sistema bancario, pari al 13%, questo è un settore particolarmente vulnerabile.

Auto: In quanto secondo settore di maggior esportazione in Turchia e cliente importante di diversi altri settori, le prospettive globali e nazionali per il settore dell’auto non sono promettenti, quasi tutti i principali produttori hanno sospeso a tratti la produzione nel 2009 e all’inizio del 2010.

Elettronica: Poiché la fiducia dei consumatori continua a diminuire, i produttori, i distributori e, soprattutto, i dettaglianti devono affrontare problemi di liquidità e sono penalizzati da margini più ridotti in conseguenza di una concorrenza feroce in un mercato in contrazione.

 

Probabile il lancio di un nuovo programma stand-by del FMI

Nonostante i miglioramenti degli indicatori macroeconomici, confermato dall’aggiornamento del rating da parte di Fitch, il deterioramento dei pagamenti e della liquidità in molti settori rimangono motivo di gravi preoccupazioni.

Le trattative con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per il lancio di un nuovo programma stand-by continuano, ma la conclusione non è ancora in vista a causa dell’obbligo di adottare stretti controlli della spesa pubblica. In caso di mancato accordo, la Turchia potrebbe dover affrontare difficoltà nel rinnovare il debito esterno del suo settore privato. Tuttavia, dichiarazioni recenti da parte del governo suggeriscono che sia probabile, nell’immediato futuro, una conclusione soddisfacente delle trattative.

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