Regno Unito

Gennaio 2010
Contrazione del PIL migliore del previsto
La stima iniziale di una contrazione del PIL dello 0,3% nel terzo trimestre del 2009 è stata rivista, con un declino più modesto, dello 0,2% (cfr. grafico successivo). Questo lieve miglioramento delle prospettive è stato dovuto principalmente a prestazioni migliori del previsto nel settore edile. Tuttavia, il settore dei servizi ha avuto prestazioni peggiori di quanto ci si aspettasse, richiedendo quindi un attento monitoraggio. Prevediamo un periodo di crescita per il quarto trimestre 2009, una conferma tecnica che la Gran Bretagna è uscita dalla recessione. Anche se questa è una buona notizia, è necessario mantenere un approccio equilibrato: il PIL previsto è ancora inferiore del 5% rispetto ai livelli in cui si trovava quando la Gran Bretagna è entrata in recessione.
A Novembre 2009, le vendite al dettaglio in Gran Bretagna sono aumentate dell’1,8%, per settore, rispetto all’anno precedente, in cui le vendite erano scese del 2,6%. In totale, le vendite sono aumentate del 4,1%, rispetto alla riduzione dello 0,1% di novembre 2008. I primi indicatori suggeriscono che il periodo natalizio ha riportato i consumatori nei negozi, e che molti operatori al dettaglio stanno registrando dei buoni risultati. Tuttavia, la situazione potrebbe cambiare nei prossimi mesi, man mano che la sensazione di “sentirsi buoni” tipica del periodo natalizio scemerà, e che l’impatto dell’IVA si farà risentire, in quanto dal 15% tornerà al 17,5%.
I prestiti netti alle imprese da parte delle banche e degli istituti di credito fondiario residenti in Gran Bretagna sono rimasti a livelli ridotti a novembre, anche se erano stati più consistenti che nei mesi precedenti. Il tasso di contrazione dei finanziamenti bancari esteri ha rallentato ad ottobre, su base triennale annualizzata, dopo un grave deterioramento successivo all’inizio della crisi finanziaria.
Nel terzo trimestre del 2009 ci sono state 4.716 tra liquidazioni coatte e liquidazioni volontarie in Inghilterra e Galles: un aumento del 14,6% su base annua, ma una riduzione del 4,7% rispetto al trimestre precedente (cfr. grafico successivo).
Il Tasso di Insolvenza (EDF) rilevato nel mese di Novembre 2009, per la Gran Bretagna ha continuato a scendere (cfr. grafico a pag. 2). Negli ultimi due mesi è stata fatta registrare una certa stabilizzazione, grazie al miglioramento significativo delle prestazioni della Financial Times Stock Exchange (FTSE) negli ultimi sei mesi. Anche se si tratta indubbiamente di un segnale positivo, va ricordato che, rispetto alla metà del 2008 c’è ancora strada da fare per tornare a quello che una volta era considerato un posizionamento normale.
Le previsioni di aumento della disoccupazione devono essere riviste al rialzo
In attesa della conferma del dato sul PIL per il quarto trimestre del 2009, prevediamo che la contrazione economica britannica nel 2009 si attesterà a circa 4,5-4,7%. Le previsioni di lungo periodo, relative alla crescita nel 2010, variano dall’1,2% (OCSE), all’1-1,5% (Ministero del Tesoro Britannico), al 2,1% (Banca d’Inghilterra). Qualunque sarà la previsione giusta, è chiaro che bisognerà andare oltre il 2010 perché la Gran Bretagna possa compensare il livello di contrazione subito negli ultimi sei trimestri.
Anche se siamo ora in grado di avere altri indicatori positivi, la storia dimostra che, quando la Gran Bretagna esce da una recessione, i fallimenti e la disoccupazione continuano a salire ancora per 6-12 mesi. Prevediamo che i numeri dei fallimenti continueranno a stabilizzarsi nell’ultimo trimestre del 2009, ma è ancora estremamente probabile che il piano “Time to Pay” lanciato dal Servizio Tributario e Doganale (HM Revenue & Customs) (che consente alle aziende di posticipare il pagamento dell’IVA) avrà, nel lungo periodo, un impatto negativo sugli sviluppi futuri in tema di fallimenti. Le molte attività britanniche che hanno posticipato i pagamenti dell’IVA dovranno iniziare a ripagare il debito nel primo e secondo trimestre del 2010, con un’ulteriore sollecitazione dei propri flussi di cassa.
Tuttavia, ci sono anche buone notizie, dato che, già nel terzo trimestre del 2009 la Confindustria Britannica (CBI) aveva predetto un picco di disoccupazione di oltre 3 milioni nel secondo trimestre del 2010. Da allora, i dati sulla disoccupazione si sono stabilizzati e l’aumento trimestrale per il terzo trimestre del 2009 è stato il più piccolo dopo quello nella primavera del 2008. Di conseguenza, la CBI ha rivisto le stime sulla disoccupazione al ribasso – con una stima di 2,8 milioni.
Andamento principali settori
Qual è stato l’impatto della recessione economica globale sul settore?
Edilizia residenziale: Il settore edile britannico subisce un declino già dall’inizio del 2008 – con un primo impatto sull’edilizia privata, causato dalla mancanza di liquidità sul mercato. Da allora, la crisi si è estesa ad altre aree del settore, espandendosi con vari gradi di velocità a causa dei lunghi periodi richiesti per il processo di costruzione. Nonostante un quadro poco incoraggiante, vi sono primi segnali di ripresa del mercato immobiliare. Gli impresari edili hanno ripreso le attività, dopo un periodo impiegato a cercare di smaltire le costruzioni già realizzate. I prezzi degli immobili residenziali sono aumentati a settembre, rispetto al mese precedente, per il terzo mese consecutivo. I dati, anno-su-anno non sono altrettanto chiari. Ad esempio, secondo la Nationwide, i prezzi delle case sono ritornati ai livelli di 12 mesi fa, mentre Halifax sostiene che rimangono ancora inferiori a tale livello di un 7,7% .
Le approvazioni dei mutui ipotecari hanno fatto segnalare continui miglioramenti, mese su mese, dopo il valore minimo toccato a novembre 2008. Tuttavia, le cifre di agosto mostrano una lieve flessione, che suggerisce che il mercato potrebbe essersi stabilizzato. Nonostante la maggior parte degli indicatori si stia muovendo nella direzione giusta, non possiamo riposare sugli allori. Il numero di progetti residenziali che inizieranno nel 2009 sarà di circa 70.000, in notevole ribasso rispetto ai 170.000 l’anno al momento del boom, e ai minimi storici dal 1924 ad oggi. Inoltre, la maggior parte delle imprese edili ha generato liquidità nella fase di eliminazione degli stock, senza dover sostenere costi di costruzione, ed è stata quindi in grado di pagare gli interessi/rimborsare i debiti.
Costruzioni commerciali/industriali: Il mercato immobiliare commerciale è favorevole a chi acquista, e fa pesantemente conto sul settore retail/dei servizi. Tuttavia, le difficoltà di chi opera al dettaglio sono spesso sfociate in fallimenti, e, di conseguenza, vi è stato un declino significativo del tasso di occupazione dei locali e una minore domanda di capacità addizionale. Le costruzioni completate nel settore commerciale dovrebbero ridursi del 53% nel 2009, mentre le costruzioni di stabilimenti industriali dovrebbero calare del 28% nel corso del 2009.
Edilizia pubblica: Vi sono novità positive sulla spesa pubblica nel breve periodo, con grandi investimenti statali nei settori ferroviario, sanitario e dell'istruzione, e notevoli progetti in corso per il resto del 2009 e per il 2010. Tutto questo è controbilanciato in qualche modo dal fatto che l’edilizia popolare dovrebbe calare di circa il 20% nel 2009, poiché spesso è associata all’edilizia privata, con la quale tipicamente divide il terreno. Molte imprese edili sono società “ibride”, con attività che spaziano in diversi sotto-settori, e sono quindi esposte a molte aree dell’edilizia diverse. Di conseguenza, una crisi nell’edilizia privata, che ha tradizionalmente margini molto più elevati della maggior parte delle attività edili, si è fatta sentire pesantemente per molte di queste imprese.
Qual è la tendenza attuale riguardo ai tardati pagamenti, mancati pagamenti e fallimenti, e perché?
Le società immobiliari e le imprese edili fanno registrare il 25% di tutti i fallimenti in Gran Bretagna. Nel secondo trimestre del 2009, in questo settore sono fallite 1.573 società: tale cifra è doppia rispetto a quella per il terzo trimestre del 2007, prima della stretta creditizia.
A cosa dovrebbero prestare attenzione le società che vendono a questo settore?
Il settore edile, per sua natura, presenta alti livelli di indebitamento, tramite le linee di credito tradizionalmente accordate dalle istituzioni finanziarie sulla base di flussi di cassa robusti e buoni livelli di garanzie. Oggi, lo sconfinamento delle linee di credito è diventato la norma, a causa di problemi di liquidità. A causa di ciò, i fornitori dell’industria edile dovranno prestare particolare attenzione al profilo di indebitamento dell’acquirente, alla sua capacità di pagare gli interessi e all’ammontare delle linee di credito accordate.
Quali sono, per Atradius, le prospettive a breve termine?
I fallimenti continueranno ad aumentare. Vi sono scarse prospettive di una crescita significativa della produzione edile ancora per diversi anni. La disoccupazione in questo settore sta aumentando a velocità allarmante. La valutazione di Atradius del settore edile per il breve e medio periodo, di conseguenza, è negativa.
Qual è stato l’impatto della recessione economica globale sul settore?
I principali produttori di OEM (Original Equipment Manufacturers) hanno reagito troppo lentamente alla crisi economica, iniziando a ridurre la produzione in Gran Bretagna solo intorno a Natale – così che il mercato è stato inondato da un’offerta eccessiva di veicoli. I dati, anno su anno hanno fatto registrare un periodo di eliminazione generale dei magazzini, grazie all’impulso fornito al settore dal piano di rottamazione. In settembre 2009 le vendite di auto nuove sono aumentate dell’11,4% rispetto allo stesso mese lo scorso anno. Per la prima volta negli ultimi 5 anni, a settembre le vendite di auto nuove sono state superiori alle cifre di marzo, mese in cui viene emesso l’altro numero di immatricolazione nuovo. L’aftermarket ha avuto meno problemi per la crisi, in quanto i consumatori dotati di grandi veicoli familiari hanno preferito mantener il veicolo già in loro possesso, piuttosto che acquistare un modello nuovo o più recente.
Qual è la tendenza attuale riguardo ai tardati pagamenti, mancati pagamenti e fallimenti, e perché?
A causa dell’eccessiva offerta di veicoli, si cercherà di allungare i termini di pagamento, mentre i produttori tenteranno di ridurre gli stock. Le concessionarie più grandi stanno già tagliando le spese, per far fronte alla crisi. Tuttavia, diverse concessionarie più piccole si sono già perse per strada. Il piano di rottamazione ha fatto sì che il settore, in generale, potesse evitare fallimenti eclatanti, anche se il recente annuncio della chiusura di uno stabilimento Jaguar è un segnale che i principali produttori continuano a cercare di migliorare efficienza e competitività in questo settore.
A cosa dovrebbero prestare attenzione le società che vendono a questo settore?
L’elemento essenziale è l’identificazione del ruolo di una società nella catena di fornitura. Abbiamo visto che l’aftermarket ha resistito ragionevolmente bene, e che il piano di rottamazione ha incrementato le vendite di auto nuove. L’ingegneria di design britannica, che genera un fatturato di circa 650 milioni di sterline, di cui 65% circa per l’esportazione, ha potuto avvantaggiarsi del successo dei piani di rottamazione in tutta Europa. Tuttavia, è anche chiaro che tale piano ha portato vantaggi quasi esclusivamente ai produttori di auto più piccole ed efficienti, acquistate dai consumatori, mentre, al di fuori dei comparti city car e supermini, le vendite rimangono scarse, e le vendite di veicoli aziendali – che in precedenza coprivano la metà del mercato delle auto nuove - non ne hanno ricavato alcun vantaggio.
Quali sono, per Atradius, le prospettive a breve termine? Questa industria ha recentemente accolto con favore l'annuncio del Governo che i fondi disponibili per il piano di rottamazione sarebbero stati portati da 300 milioni a 400 milioni di sterline, con un proseguimento del piano fino a febbraio 2010. Tuttavia, nonostante ciò, riteniamo che il mercato rimarrà difficile nel 2010 e che le vendite di auto nuove saranno nuovamente compromesse, dato che molti consumatori avranno già comprato auto nuove in anticipo sul previsto, per sfruttare gli incentivi del piano di rottamazione nel 2009 e dato che tale piano ha un termine. Inoltre, la percentuale dell’IVA sarà riportata a 17,5% a partire dal 1 gennaio.
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