Regno Unito
Aprile 2010
Fuori dalla recessione, ma la ripresa è ancora fragile
Con una crescita del PIL dello 0,4% nel quarto trimestre del 2009 (rivista al rialzo rispetto ad una stima originale dello 0,1%), la Gran Bretagna è tecnicamente emersa dalla recessione. Ma la rinnovata crescita sarà fragile, e le previsioni di crescita del PIL per il 2010 variano tra 1,2% e 1,4%. Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, la produzione manifatturiera è aumentata dello 0,8% nel quarto trimestre 2009, dopo una riduzione dello 0,3% nel trimestre precedente. La produzione edile è scesa dello 0,9% rispetto al terzo trimestre, mentre i servizi sono saliti dello 0,5%, soprattutto nella distribuzione, nei trasporti e nei servizi commerciali. I livelli di disoccupazione sono per ora stabili, e, per il periodo tra novembre 2009 e gennaio 2010 sono addirittura scesi di uno 0,1% rispetto al trimestre precedente, attestandosi al 7,8%.
Nel 2009 ci sono state 19.077 tra liquidazioni coatte e liquidazioni volontarie in Inghilterra e Galles: un aumento del 22,8% su base annua. Tuttavia, la situazione è migliorata nel corso dell’anno, tanto che nel quarto trimestre, sono stati registrati solo 4.566 fallimenti societari: una riduzione dell’1,1% su base annua e dell’1,7% rispetto al terzo trimestre.
Sulla base dei dati emersi dalla nuova edizione del Barometro dei Pagamenti Atradius (edizione Inverno 2009/2010), che sarà pubblicata alla fine di Aprile, circa il 62% delle imprese britanniche intervistate, considerano i comportamenti di pagamento sul mercato interno “buoni”. In media le dilazioni sul mercato domestico sono di 27 giorni, un giorno in più della media complessiva. Il 67% delle imprese interpellate valuta i comportamenti di pagamento dei clienti esteri da “buoni a molto buoni”. In questo quadro va evidenziata la situazione del settore delle costruzioni in cui si conferma, dalle testimonianze dirette raccolte, il numero più significativo dei problemi, effetto della crisi mondiale.
È chiaro che dall’inizio della crisi finanziaria la disponibilità di credito è scesa considerevolmente in Gran Bretagna. Diversi finanziatori con sede all’estero hanno abbandonato il mercato britannico, eliminando così un certo potenziale, e le banche britanniche hanno chiaramente ridotto la disponibilità al finanziamento: le cifre relative ai finanziamenti societari per dicembre 2009 evidenziano che quelli erogati da banche e istituti di credito fondiario britannici sono diminuiti di 4,3 miliardi di sterline. Il tasso di crescita a 12 mesi del portafoglio prestiti ha raggiunto il valore minimo dal 1999 ad oggi, e le informazioni provenienti dai grandi finanziatori britannici suggeriscono che a gennaio i flussi netti di credito erano ancora deboli. Il declino nell’erogazione di prestiti dopo il secondo trimestre del 2009 ha continuato a riguardare tutti i settori principali.
Il valore dei prestiti consorziali erogati nella seconda metà del 2009 è stato meno della metà di quello relativo al primo semestre dell’anno, e considerevolmente inferiore a quello dei prestiti erogati tra il 2003 e il 2007.
C’è stata una certa tendenza da parte delle società più grandi, con accesso ai mercati borsistici, ad utilizzare altri metodi di finanziamento: in particolare, hanno acquisito fondi tramite emissione di nuove azioni, per riempire il vuoto dovuto all’indisponibilità dei finanziamenti. Le società più piccole, che non hanno accesso al mercato azionario, hanno meno opzioni e, di conseguenza, devono pagare costi più elevati per i servizi di credito, a causa del considerevole aumento dei tassi di interesse bancario e delle commissioni.
Problemi di bilancio in futuro
Dal punto di vista economico, il problema più preoccupante al momento è quello del calo della finanza pubblica.Nel 2009, il deficit generale di governo in Gran Bretagna è salito a quota 159,2 miliardi di sterline – pari all’11,4% del PIL.
Alla vigilia delle elezioni generali del 6 maggio prossimo, tutti i principali partiti politici hanno ammesso che il deficit deve essere ridimensionato, molto probabilmente con una combinazione di aumenti fiscali e tagli alla spesa pubblica. La principale area di conflitto tra i partiti riguarda il calendario.
L’attuale governo laburista ritiene che effettuare i tagli troppo presto potrebbe soffocare la fragile ripresa, mentre i partiti di opposizione ritengono che si dovrebbe procedere subito con i tagli. Tuttavia, è opinione comune che, dopo le elezioni, sarà necessario agire per ridurre il deficit.
Nonostante il bilancio appena pubblicato, è probabile che dopo le elezioni sarà elaborato un secondo blancio. Se vi fosse un cambiamento al governo, i nuovi eletti vorranno ristrutturare i conti inserendo le proprie iniziative e anche se l’attuale governo fosse rieletto, la revisione completa della spesa prevista per l’estate, potrebbe portare ad un secondo bilancio preventivo.
Dopo il considerevole aumento del 2009, ci aspettiamo che i fallimenti societari scendano del 5% su base annua nel 2010.
Tuttavia, non è ancora certo quanti e quali saranno i futuri tagli al bilancio – compresa la riduzione delle iniziative governative per aiutare le società – dopo le elezioni generali. Il settore edile rappresenta un buon esempio del perché l’ampiezza dei tagli alla spesa è determinante. La produzione edile fu di circa 120 miliardi di sterline, al suo apice nel 2007.
Questa cifra potrebbe scendere a 80/85 miliardi di sterline a causa del crollo della domanda. Dato che le spese governative costituiscono anche il 35-40% della spesa in quel settore, chiaramente qualsiasi taglio avrà un impatto significativo sul settore edile e, più in generale, sul PIL della Gran Bretagna.