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Germania

 


Aprile 2010

 

La crescita riprende dopo la stagnazione dell’inverno

Dopo un breve periodo di stagnazione economica alla fine del 2009 (in parte dovuta alle condizioni meteorologiche avverse), la Germania ha ripreso il cammino verso la ripresa. Secondo il Ministro Federale per l’Economia, a gennaio 2010 il settore manifatturiero ha fatto registrare un aumento record del 5,1%, mese su mese, in relazione ai nuovi ordini, livello che è stato mantenuto anche a febbraio. Sono cresciuti soprattutto gli ordini dall’estero, grazie al tasso di cambio debole dell’Euro che facilita le esportazioni: secondo l’Ufficio Federale di Statistica tedesco, le esportazioni tedesche sono aumentate del 9,6% anno per anno, a febbraio 2010. Tuttavia, i consumi privati sono rimasti deboli nei primi due mesi del 2010. L’OCSE prevede per la Germania una crescita dello 0,7% nel secondo trimestre del 2010, rispetto al primo trimestre. In generale, Consensus Economics stima che la crescita del PIL tedesco si attesterà quest’anno all’1,7%.

Il panorama commerciale rilevato dall’Ifo per l’industria e il commercio è passato da 2,9 a 98,1 punti a marzo 2010, avvicinandosi così ai livelli dell’estate 2008. Tanto la situazione attuale quanto gli indicatori futuri, sono migliorati ancora rispetto ai mesi precedenti. Secondo quanto dichiarato nel corso dei sondaggi Ifo, le società manifatturiere hanno registrato un deciso aumento della domanda e un’espansione della produzione, e si prevede una continuazione di questa tendenza nei prossimi mesi. Le prospettive tanto all’ingrosso quanto al dettaglio sono migliorate dopo la flessione di febbraio, secondo quanto segnalato dagli interpellati, che hanno notato una riduzione della pressione sulle giacenze. Gli imprenditori del settore edile sono alquanto ottimisti riguardo alle prospettive di settore per i prossimi sei mesi. La produzione edile e il tasso di utilizzo dei macchinari sono aumentati, e solo il 30% delle società interpellate si è dichiarato insoddisfatto degli ordini ricevuti. Nel settore dei servizi, le società prevedono un aumento del fatturato nell’immediato futuro.

Secondo l’Ufficio di Statistica tedesco, il numero di fallimenti societari è aumentato dell’11,6%, anno su anno, a 32.687, nel 2009. I tribunali stimano che il valore dei crediti impagati si aggirerà attorno agli 85 miliardi di Euro (2008: 33,5 miliardi di Euro), a causa soprattutto dell’aumento dei fallimenti delle grandi società (tra i casi più noti Arcandor, Escada e Schiesser).

Nonostante l’accelerazione della ripresa economica della Germania, ci aspettiamo comunque un aumento del 10% dei fallimenti societari nel 2010 rispetto al 2009, principalmente per quel che riguarda i fornitori dell’industria dell’auto, il settore metalmeccanico/dell’acciaio, i trasporti e l’ingegneria. Al contrario, i fallimenti nel settore ICT (tecnologia informatica e per le comunicazioni) e chimico probabilmente si stabilizzeranno. Anche se non è possibile escludere il fallimento di qualche altra grande società, prevediamo che queste saranno meno colpite rispetto al 2009, e, di conseguenza, che il valore dei crediti impagati scenderà considerevolmente.

A febbraio 2010 il Tasso di Insolvenza (EDF) per le società quotate in Germania è sceso ancora rispetto al mese precedente, di quattro punti base, fino a 63 (cfr. grafico a pag. 2). Si tratta di 54 punti base in meno rispetto al febbraio 2009, ma ancora 34 punti base in più rispetto a febbraio 2008, cioè prima della crisi creditizia.

Sulla base dei dati inseriti nel nuovo Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento – Edizione Inverno 2009/2010 (che sarà pubblicata alla fine di Aprile) le imprese tedesche hanno ridotto i tempi di dilazione medi a 19 giorni, un chiaro segnale che i fornitori stanno tenendo sotto controllo le politiche di credit management al fine di proteggere la propria liquidità. Per le vendite sul mercato interno i tempi di dilazione sono di 22 giorni. 

 

Si profila all’orizzonte un alleggerimento delle condizioni di credito?

Secondo l’Indicatore mensile dei Limiti di Credito dell’Ifo, a marzo 2010 il 38,7% delle aziende considerava le politiche di finanziamento bancarie restrittive, l’1,2% in meno rispetto a febbraio 2010 e il 5,6% in meno rispetto a dicembre 2009 – il che indica che negli ultimi mesi è diventato più facile, per le società tedesche, ottenere finanziamenti. Tuttavia, la percentuale di reclami provenienti dal settore edile e relativi alle difficoltà di accedere ai finanziamenti bancari è aumentata, ed è rimasta per lo più invariata per quanto riguarda i piccoli produttori.

In generale, sembra che le condizioni dei finanziamenti commerciali siano gradualmente migliorate rispetto alla situazione descritta nel nostro ultimo Market Monitor di tre mesi fa. Grazie alle nuove emissioni degli ultimi mesi, il mercato delle cartolarizzazioni, che è essenziale per il rifinanziamento delle banche e il loro capitale, ha dimostrato rinnovata vivacità, anche se non ai livelli di prima della crisi. Le preoccupazioni espresse sei mesi fa – che le banche avrebbero cessato di aiutare con apporti di liquidità molte delle società meno solide e più onerose nella ristrutturazione del debito – non si sono realizzate. Nella maggior parte delle ristrutturazioni, le banche hanno continuato a sostenere l’azienda, trasformando gli scoperti in linee di credito garantite, grazie ai prestiti del gruppo bancario statale KfW.

Ma nonostante i segnali di un lieve rilassamento del mercato creditizio tedesco, è ancora troppo presto per parlare di inversione di tendenza. In particolare, nei settori più colpiti dalla crisi, moltissime piccole e medie aziende fanno ancora fatica ad accedere ai finanziamenti. Nel suo ultimo sondaggio dei finanziamenti delle banche tedesche alle società nazionali, la Bundesbank prevede un aumento dei nuovi finanziamenti nel 2010, ma non è ancora chiaro se il volume dei finanziamenti sarà sufficiente a soddisfare l’aumento delle richieste scatenato dalla ripresa economica.  Grazie ad una gestione attiva e prudente del capitale circolante, molte società hanno potuto concludere il 2009 con un cash flow positivo, e la loro domanda di credito quest’anno sarà molto più elevata, in particolare con la ripresa delle vendite. Contemporaneamente, molte attività devono ancora rendere noti alle banche i bilanci annuali per il 2009, che saranno negativi, specialmente nei settori più penalizzati, o addirittura peggiori rispetto a quelli del 2008. Di conseguenza, resta da vedere quale sarà la reazione delle banche al deterioramento del rating di molti clienti. I regolamenti patrimoniali più restrittivi imposti alle banche potrebbero ridurne i finanziamenti nei casi in cui la capacità di credito di una società si sia ridotta,ma è difficile prevedere ora se le banche limiteranno i finanziamenti sulla base delle prestazioni storiche del cliente, o se invece adotteranno un approccio più lungimirante, basato sul miglioramento delle prospettive commerciali per il 2010.  

In generale, non è possibile escludere che gli attuali limiti ai finanziamenti permangano, anche se, in questo caso, gli investimenti societari sarebbero notevolmente penalizzati. Tuttavia, ci sembra di intravedere una tendenza delle banche ad adottare soluzioni diverse per venire incontro alle società, ad esempio, erogando prestiti contro garanzie addizionali, e offrendo la sospensione del rimborso degli interessi per un determinato periodo in cambio di “altri soldi”.